Cultura

IL SARDO PIETRO CATZOLA VA IN PENSIONE. IL CUOCO DEL QUIRINALE CHE HA SERVITO 37 ANNI DI STORIA DELLA REPUBBLICA

di Federica Farda

L’AQUILA – Un 2 giugno particolare quello che si celebrerĆ  fra alcuni giorni: per tutti gli italiani saranno 80 anni di Repubblica e per il Pietro Catzola, sardo nativo della nuova provincia dell’Ogliastra, sarĆ  il primo dopo 37 anni di servizio, senza aver contribuito a preparare il buffet del Quirinale ā€œa base di finger foodā€ per la Festa nazionale. Lui il cuoco, ci tiene a questa definizione mettendo al bando sinonimi francesi, più anziano della brigata del Colle ĆØ andato in pensione il 30 aprile scorso. Alle 15, per l’ultima volta, ha spento la luce della cucina, poi un aperitivo di saluto e una foto ricordo con il Presidente. Gnocchi al pomodoro, era giovedƬ, Ricciola al timo, Spinaci gratinati: il menù della sua ultima colazione. Eh sĆ­, perchĆ©, racconta, i pasti del giorno si chiamano colazioni, quelli della sera pranzi. ā€œIl signor Presidente, una grandissima persona come tutti gli altri suoi predecessori, quel giorno mangiava da soloā€. Pietro aveva preso servizio il 6 novembre del 1989 sotto il settennato di Francesco Cossiga. Da allora in poi altri quattro Capi di Stato italiani e poi tutti quelli passati come ospiti a colazione o pranzo. Il battesimo con un pasto internazionale una ventina di giorni dopo il suo arrivo: il 29 novembre ospiti Michail Gorbacev, allora segretario generale del partito Comunista dell’Unione Sovietica, con la moglie Raisa Gorbaceva. Era stata preparata una lista vivande che prevedeva anche una Bordura di Riso Michelangelo, praticamente riso pilaf con salsa alla pescatora al centro. ƈ uno dei sette menù, uno per ogni sette anni, inseriti nel suo libro Il Cuoco dei Presidenti, un libro scritto e uscito per Solferino editore nel 2023 ma che ora ha tempo di raccontare e promuovere in giro, anche negli Istituti alberghieri. ā€œĆˆ a loro studenti che ĆØ dedicato, a loro che devono vivere la cucina come una passione che brucia, che devono imparare che nessuno ti regala niente nella vita e a saper rinunciare a qualcosa per ottenere qualcosa, come ĆØ capitato a meā€.

Cinquantuno anni fa, a quasi sedici anni ĆØ entrato in Marina ā€œa quell’epoca si poteva. Ho rinunciato alla mia giovinezza ma ĆØ stato altamente formativo per il rigore. Allora piangevo ma ho viaggiato il mondo con le varie navi scuola. Prima facevo il marinaio cuoco con la categoria furiere e sussistenza, poi all’Americo Vespucci, la nave più bella del mondo, ero responsabile del servizio viveri e vestiario e delle mense di bordo. ƈ qui che mi notò Cossiga durante una sua visita quando eravamo a Civitavecchia. Lui sardo, come me, fu attratto dall’angolo dedicato alla Sardegna che avevo preparato ma non risposi affermativamente a quella proposta. Il destino volle che per me i treni passassero due volte e cosƬ, qualche anno dopo, accettai il lavoro al Colle per sostituire il cuoco abruzzese Pacifici andato in pensioneā€. Non ĆØ l’unica volta che incrocia l’Abruzzo, anche se in regione il suo libro non lo ha mai presentato. I maccheroni alla chitarra durante il settennato di Carlo Azeglio Ciampi erano un piatto abituale. ā€œPiacevano alla moglie, Donna Franca, ottima cuoca. Un giorno mi mandò a chiamare e mi chiese di procurarmi lo strumento della chitarra abruzzese. Io me la feci realizzare da mio fratello e gliela regalai. Da quel momento imparai la tecnica dei maccheroni abruzzesi che preparavo con ragù di carne di vitello, di cinghiale, di lepre o con funghi. Alla fine del loro settennato la signora Franca me la ri-regalò per paura che andasse persa nel trasloco. Ci sono molto affezionato ed ĆØ il primo strumento che tiro fuori nelle conferenze che ora tengoā€. I menù, come ogni altro dettaglio degli incontri avuti in 51 anni di lavoro compresi quelli trascorsi sotto l’Arma, li ricorda tutti, per l’abitudine di appuntare ogni cosa appresa a 16 anni quando in Marina militare gli consegnarono, per un periodo, il diario impellicciato con l’obbligo di scrivere ogni cosa.
Un incontro che non potrĆ  mai dimenticare ĆØ quello con la regina Elisabetta. Con la brigata di dodici persone di cucina del Quirinale prepararono un Raviolo ricotta e spinaci, un Arrosto di chianina e una Crostata di frutta. Ma quello che fece emozionare tutta la brigata ĆØ che li volle ringraziare personalmente e ā€œnella Sala della Serra, con il marito Principe Filippo, strinse la mano ad ognuno e ci donò una sua foto autografataā€.
Un rammarico? Non aver potuto cucinare per i Papi: l’ultimo che si ĆØ fermato a mangiare ĆØ stato Giovanni Paolo II durante il settennato di Pertini e Pietro ancora non lavorava al Quirinale.
A proposito, la preparazione di un pasto con Capi di Stato, siano 20 persone o 200 come in occasione della visita della regina Elisabetta, inizia qualche settimana prima: ā€œLe ambasciate interagiscono con il responsabile del settore del Colle valutando religione, intolleranze o problemi alimentari ed eventuali diete. Il protocollo ĆØ orientato, naturalmente, per ostentare il Made in Italy sia per il vino che per il cibo. Le materie prime fresche provengono dalla tenuta di Castel Porziano, se disponibili. Un pasto non deve durare più di 45 minuti e si basa su tre portate: un primo (pasta corta), un secondo con contorno e un dessert che può essere un dolce o frutta giĆ  a pezziā€.
Ora Pietro ĆØ in pensione e nella sua vera casa non ĆØ cambiato nulla: continua a cucinare la moglie, sarda come lui ma che aiuta quando hanno ospiti. Pietro, però, ĆØ riuscito a far mangiare alle sue nipotine, il risotto al nero di seppia: ā€œho raccontato loro la favola della nuvola, un espediente sia della seppia per sfuggire ai predatori che per me al fine di far mangiare il pesce e la verdura a Matilde e Viola riluttanti a consumare tali alimentiā€.

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