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SULMONA: RIFIUTÒ DI VISITARE UN PAZIENTE PER PAURA DEL COVID, EX GUARDIA MEDICA PATTEGGIA QUATTRO MESI

Nuova condanna per Giovanna Gambino, l’ex guardia medica di 70 anni in servizio all’ospedale di Sulmona. La dottoressa ha patteggiato una pena di quattro mesi di reclusione davanti al giudice per le udienze preliminari, Emanuele Lucchini, con l’accusa di essersi rifiutata di visitare un paziente nel timore di rimanere contagiata dal Covid-19.

I fatti contestati risalgono al 12 gennaio 2022. Secondo l’impianto accusatorio, la professionista – all’epoca in servizio presso il posto fisso di continuità assistenziale dell’ospedale cittadino – avrebbe omesso di prestare assistenza a un cittadino di 61 anni. L’uomo si era presentato in ambulatorio accusando un forte mal di testa dovuto a un improvviso rialzo pressorio, ma la dottoressa non avrebbe nemmeno aperto la porta della struttura, declassando il caso come “non urgente”.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Stefano Iafolla, ha fatto emergere un quadro più complesso. All’imputata è stata infatti contestata la recidiva infraquinquennale a causa di un episodio analogo, avvenuto appena un mese prima, l’11 dicembre 2021.

Anche in quel caso la dottoressa aveva respinto lo stesso identico paziente, sempre per la paura di contrarre il virus, allontanandosi dopo aver affisso sulla porta dell’ambulatorio un cartello con la scritta “torno subito”. Per quel primo episodio la donna aveva già patteggiato una pena ben più severa, pari a quattordici mesi di reclusione. È stata proprio la doppia denuncia del 61enne, assistito dall’avvocata Maria Grazia Lepore, a far scattare le indagini della magistratura.

Di parere opposto la tesi sostenuta dalla difesa dell’ex guardia medica. Secondo il legale della donna, l’avvocato Mauro Maiorana, la sua assistita non avrebbe affatto negato il proprio intervento. La ricostruzione difensiva sostiene che la dottoressa avrebbe regolarmente aperto la porta al paziente, invitandolo tuttavia a percorrere pochi metri per recarsi al vicino pronto soccorso, ritenendo che la situazione clinica non rivestisse i caratteri d’urgenza necessari per un trattamento immediato in quel tipo di ambulatorio. Una versione che non ha comunque evitato la chiusura del procedimento penale con la formula del patteggiamento.

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