CulturaHomeIn Evidenza

A PROPOSITO DEL LIBRO “LA PIAZZE” DI ENNIO BELLUCCI

A proposito del libro ‘La Piazze’ di Ennio Bellucci,

di Rinaldo Liberatore (Anicia editore)

La raccolta di poesie e storie in dialetto pratolano «La piazze» di Ennio Bellucci ci rimanda, in filigrana, frammenti di un personale tirocinio dell’amore per il nostro paese in versi trasudanti forte passione e attaccamento. Il ricordo di un passato significativo (mnéme) in queste pagine si fa vivo, ergo ‘nu mnémme bioll bioll appriosse a toij’, caro Ennio.

I 22 componimenti di questo intenso volume mettono in luce un alchimista della parola che utilizza un bel dialetto, terso e gustoso, con la complessità aromatica e la morbidezza di un buon Montepulciano d’annata. Ennio non me ne voglia, ma ho sentito, d’acchito, l’istinto di misurarmi in un esercizio sfizioso di ludolinguistica volto ad assegnare valenze inopinate in una sorta di personale ampliamento semantico, rovistando tra i fili del suo ordito.

Io, ad esempio, trovo un sentore del suono del greco arcaico di Eschilo e Pindaro nel sintagma “recivene iantoiche!”, un senso teleologico in “arraspettà la morte…ma ‘ndolle ca ve’”, il timore di farsi affibbiare un nomignolo (sennò me le recheccene), il caos primigenio (l’accerrijje), il ripudio della prosopopea (che te sci misse ‘ncocce), l’augurio rettoscopico (‘ncheule a che ce vuole male), i fasti del “passato remoto” dialettale in un solo verso (crisciotte-faciotte-reventiotte-cumenziotte) ovvero la scelta di verbi percussivi e ricchi di ritmo dell’ex batterista dei Maestri, lo smarrimento della consapevolezza (‘nciuciote come a n’uesene) la celebrazione delle piccole cose della vita (da ‘na racceppele ha fatte ‘nu capolavore), l’espressività licenziosa colorita e/o trasgressiva (i chezze laure, atre che chezze!, i chezze sojjie), la propagazione memetica (la vauce se spaliò), l’erosione del capitale umano (la piazze s’è speccete). Nei versi di Bellucci la piazza rappresenta l’omphalos, il centro nevralgico del suo percorso esistenziale, inclusa l’atmosfera che la circonda e che, a livello psicologico-letterario, cambia volto in una continua metamorfosi “Cha fatte massaire sta piazza?

N’allucche, né chiecchere i né schiamazze”. Sottotraccia, in tutta la raccolta, s’insinua il senso della finitudine e una consistente ‘Meditatio mortis’: l’archetipo lo rinveniamo nella Vecchiarelle (pag 36) che staziona per anni seduta fuori il portone di casa nell’applicazione pedante dell’‘Estote parati’; evidentemente ella ha un appuntamento con ‘sorella morte’ che però non si decide a venirla a prendere.

L’animato e l’inanimato provocano i medesimi moti di spirito e interrogazioni in Bellucci e basta accostarsi al Monumento (pag 31) per capire a cosa sto alludendo. Ma non pensate che ‘La piazze’ sia una raccolta venata solo di mestizia perché così non è; più d’uno sono i racconti che suscitano il sorriso e la leggerezza.

Tanti i dionisiaci e/o i diversi che riempiono le strade di Pratola sempre ben accolti in regime di uguaglianza e rispetto, fin da diventare autentici beniamini sociali. Basti ricordare Vinicio e la storia del gallo parlante, in uno spazio verde, che a me tanto evoca il biblico orto dei Getsemani o Mariucce che, all’Arena estiva di Ughitte, non riesce a recuperare il sonoro di un film facendo inviperire gli spettatori o ancora Dinucce che, ignaro del valore di una metafora, rischia di soffocare per mantenere l’acqua in bocca o, da ultimo, Maciste e Tarzan (in verità non esattamente pratolani) che si riempiono di mazzate al buio per colpa di una “Zoccola” nell’accezione zoologica di ratto.

Molto forte è poi il valore etico dell’amicizia che intride queste pagine e che emerge come una delle radici dell’esistenza e dell’interiorità dell’autore. Bellucci, nel suo riuscito tentativo di decodificare il mondo pratolano, si avvale della forma mentis di un flâneur e il suo incedere disincantato gli spalanca l’accesso all’essenza delle cose e gli permette di esperire l’enigma e la magia dell’avventura umana in un approccio senza tempo e scopo.

Il poeta si mostra avverso alla demagogia (L’elezzione, pag 32) e ai profanatori del sacro con la loro superficialità e conformismo (Lu campesante, pag 24); risulta, au contraire, attratto dalla filantropia (Lu Natale de… Fernande i de Francische, pag 42), dalla saggezza (La vauce de dentre, pag 56), dalla relativizzazione (Le pretucce, pag 32), dal dì di festa (Le bancarelle, pag 26).

Ennio Bellucci, con questo suo agile e godibile libro, è riuscito nell’impresa di abitare poeticamente Pratola aspirando e trattenendo il profumo dell’istante nell’intensità dei sensi e delle emozioni: il nostro paese gli ha donato semi mitopoietici suggerendogli preziosi pensieri all’orecchio del cuore (San Benedetto docet).

Così, servendosi del potere evocativo dei vocaboli dialettali, il Nostro ha, nel suo ‘La piazze’, immortalato trame esistenziali avvincenti e talvolta paradossali, riuscendo sempre a sollecitarci ad andare oltre la mera apparenza.

E questo lirico artigianato non può non rappresentare per il lettore un grande richiamo fascinoso e seduttivo.

Ps Ringrazio Tommaso Liberatore, sensibile divulgatore culturale peligno, che mi ha permesso di poter gustare questo bel volume in un tempo breve, ovvero in modalità prioritaria postale.

3 commenti riguardo “A PROPOSITO DEL LIBRO “LA PIAZZE” DI ENNIO BELLUCCI

  • ……ottima,dotta,competente analisi-commento di R.Liberatore….
    bravissimo Ennio con le sue bellissime poesie e racconti in ” lingua” pratolana.Autentiche “tavole puttoriche” -foto alla Cartier Bresson.Più leggo il suo libro” La piazze” , più mi appassiono e divento pratolana..

    Risposta
  • Rainer Liberatore

    Come in tutti i testi anche in questo compare un refuso frutto di ovvia distrazione: ‘Nei versi di Bellucci la piazza rapresenta (rectius rappresenta) l’omphalos’. L’autore

    Risposta
  • Gaetano Villani

    * Gaetano Villani. Arduo commentare dopo le illuminanti parole di Rinaldo Liberatore, capace di riassumere mirabilmente il variegato universo che quel genio di Ennio Bellucci ha riassunto nel libro “La piazze”. Ci troviamo davanti a un percorso della memoria che si rivela in ogni poesia scritta in dialetto pratolano, cosa non da poco. Ennio ci consegna un libro del tempo passato con personaggi ognuno con un suo tratto distintivo. Non esagero se dico che si tratta di un autentico gioiello di antica fattura.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *