TERREMOTO AIA: CHI HA PAURA DELL’ESPOSTO DELL’AQUILA?
di Domenico Verlingieri – Il castello di carte dell’Associazione Italiana Arbitri sta venendo giù, pezzo dopo pezzo, sotto il peso di un’onda d’urto che rischia di spazzare via l’intera governance della CAN A e B. Non è più solo una questione di poltrone politiche o della decadenza del presidente Zappi, che ha già portato l’associazione a un millimetro dal commissariamento. Stavolta il fuoco è arrivato vicinissimo alle scrivanie dei designatori e dei grandi vecchi che governano i destini dei fischietti italiani, toccando il sancta sanctorum del sistema: il meccanismo di promozione e dismissione dei direttori di gara.
Il Procuratore Federale della FIGC, Giuseppe Chinè, ha ufficialmente aperto un fascicolo esplosivo che promette di fare terra bruciata. Un’indagine lampo della durata di 60 giorni (con già sul tavolo l’opzione di una proroga di altri 40) che punta a fare piena luce su presunte e gravissime irregolarità nella gestione degli osservatori arbitrali. Ovvero, gli “uomini ombra” inviati sui campi della massima serie per dare i voti agli arbitri. Pagelle blindate che a fine stagione decretano, inesorabilmente, la vita o la morte professionale di un direttore di gara.
A innescare la miccia è stata una bomba a orologeria partita direttamente dall’Abruzzo: un dettagliatissimo esposto firmato da Guido Alfonsi, presidente della sezione AIA dell’Aquila. Ma la vera scossa tellurica, quella destinata a far saltare i telefoni dei palazzi romani e milanesi, sta nei destinatari e nei dettagli scottanti trapelati nelle ultime ore. Alfonsi, infatti, non si è limitato alle stanze della giustizia sportiva: ha spedito il faldone direttamente sulla scrivania del PM di Milano, il dottor Ascione, il magistrato che sta già scavando sulla clamorosa ipotesi di “frode sportiva” a carico dell’ex designatore Gianluca Rocchi e di altri big del settore.
Le rivelazioni, anticipate dall’ex arbitro internazionale Gianpaolo Calvarese e destinate a riscrivere la geografia del potere arbitrale, svelano dinamiche torbide dietro le quinte dell’ultimo campionato. Al centro del sospetto c’è un episodio specifico, inquietante per tempi e modalità: l’improvviso e inspiegabile avvicendamento dell’osservatore arbitrale per la gara Lazio-Pisa, proprio all’ultima giornata. Perché quel cambio in corsa all’ultimo secondo? Cosa si doveva garantire o, peggio, nascondere?
Dalle indiscrezioni emerge che proprio da quella partita sarebbe scaturito un voto insolitamente basso per Maria Sole Ferrieri Caputi, l’arbitro “vetrina” del movimento. Un voto pesante, che rischiava di alterare equilibri politici delicatissimi. Ma il vero danno collaterale di questo presunto cortocircuito valutativo lo ha pagato il fischietto abruzzese Federico Dionisi, fatto fuori e dismesso dai ruoli tecnici della CAN a fine stagione. Un siluramento che Alfonsi definisce ingiustificato, chiedendo di verificare al millimetro le modalità di valutazione che hanno penalizzato il suo associato a vantaggio di altri.
Ora la palla passa a Chinè, che secondo quanto confermato da Calvarese ha già attivato le procedure per blindare i documenti d’ufficio e far scattare i primi, pesantissimi interrogatori di tutti gli interessati. E chi pensa che l’uscita di scena di Rocchi abbia messo in sicurezza la cabina di regia si sbaglia di grosso. Sotto la lente della Procura c’è ora Dino Tommasi, l’uomo chiamato a gestire la complessa transizione come designatore ad interim. Sarà lui il prossimo a dover spiegare come venivano scelti, spostati e indirizzati gli osservatori sui campi caldi del campionato e se vi siano stati condizionamenti esterni.
I deferimenti sembrano ormai uno scenario inevitabile e imminente. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato, le poltrone tremano e nei corridoi dell’AIA c’è chi sta già cercando una via di fuga o una smentita dell’ultimo minuto. Se qualcuno pensava di poter pilotare le carriere degli arbitri nel silenzio delle stanze segrete, ha fatto male i suoi conti. Stavolta, i diretti interessati dovranno rispondere molto presto. E le risposte dovranno essere convincenti.



