LE ELEZIONI DI CORFINIO SPACCANO IL PD: RESA DEI CONTI DOPO LA VITTORIA DI COLANGELO
Corfinio spacca il Partito Democratico: volano gli stracci dopo la vittoria di Colangelo
CORFINIO – La sconfitta brucia e nel Partito Democratico è già partita la caccia al colpevole. Dopo la vittoria di Massimo Colangelo, nuovo sindaco di Corfinio ed espressione dell’area civica riconducibile ad Andrea Gerosolimo, nel Pd volano accuse, sospetti e regolamenti di conti interni. Nel mirino finisce Alfonso Fabrizi, imprenditore del settore delle energie rinnovabili ed ex candidato sindaco del Pd alle passate amministrative di Pratola Peligna, accusato da più parti di aver sostenuto apertamente la lista vincente contribuendo in modo decisivo alla sconfitta dell’altra compagine dove era candidata la segretaria del circolo Pd di Corfinio, Maria Silvia Di Giovanni.
Una polemica che fotografa tutta la fragilità di un partito incapace di fare sintesi politica persino nei piccoli centri, dove i voti si contano uno per uno e le relazioni personali spesso pesano più dei simboli. E proprio quei voti, secondo i malumori interni al partito, sarebbero stati determinanti. Colangelo ha infatti vinto con appena 14 voti di scarto. Un margine minimo che ha alimentato il sospetto che il sostegno di Fabrizi, della sua famiglia e della rete di consensi costruita negli anni abbia spostato l’equilibrio della sfida.
Nel Pd c’è chi parla apertamente di “tradimento politico”, anche perché Fabrizi risulterebbe ancora componente del direttivo democratico di Pratola Peligna. Una posizione ritenuta incompatibile con l’appoggio fornito alla lista avversaria rispetto a quella dove correva la segretaria del circolo di Corfinio. Ma il diretto interessato respinge le accuse e rilancia, denunciando il vuoto politico e organizzativo del partito.
“Non ho avuto nessuna indicazione di voto né dal Partito Democratico di Pratola Peligna né da quello aquilano e tantomeno da quello di Corfinio e seppure l’avessi avuta mi sarei sentito libero di votare e far votare chiunque visto che in campo c’erano due liste civiche senza simboli di partito”, taglia corto Fabrizi.
Poi l’affondo che pesa come un macigno sugli equilibri interni dem: “In due mesi di campagna elettorale non sono mai stato convocato in riunione da nessuno del Pd di Corfinio e tantomeno dalla segretaria che era in lista. Ho votato e fatto votare valutando lo spessore delle due liste e dei candidati sindaci scegliendo Massimo Colangelo. Questa è la realtà, le altre sono tutte chiacchiere da bar che lasciano il tempo che trovano”.
Parole che certificano una frattura ormai evidente. Da una parte il gruppo dirigente che prova a spiegare la sconfitta cercando responsabilità interne, dall’altra chi rivendica la libertà politica in una competizione civica senza simboli. Sullo sfondo resta però un dato politico difficilmente contestabile: ancora una volta l’area civica vicina a Gerosolimo riesce a imporsi anche in un territorio dove il Pd pensava di poter giocare una partita diversa.
E mentre Colangelo si prepara a governare il paese, nel Partito Democratico resta il rumore dei cocci. Perché quando una sconfitta viene trasformata subito in processo interno, il rischio è che il problema non sia chi ha votato dall’altra parte ma chi non è più in grado di tenere insieme il proprio partito.



