TRAGEDIA DELLA MAIELLA, CHIESTO IL PROCESSO PER IL DIRETTORE DEL PARCO
Sarà l’udienza preliminare del prossimo 21 luglio a stabilire se il direttore del Parco nazionale della Maiella, Luciano Di Martino, dovrà affrontare un processo per la morte di Emanuele Capone e Nico Civitella, i due vigili del fuoco di 42 anni annegati il 30 aprile 2025 durante un’escursione nella forra del fiume Avello. La procura di Chieti ha infatti formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo nei confronti del vertice dell’ente ambientale.

Secondo il sostituto procuratore Giancarlo Ciani, che ha guidato le indagini dei carabinieri forestali, il dramma non può essere liquidato come una fatalità imprevista, nonostante la straordinaria portata d’acqua del torrente abbia giocato un ruolo cruciale. Al centro dell’impianto accusatorio c’è la totale assenza di cartelli ufficiali che segnalassero il pericolo o vietassero l’accesso a un’area priva delle condizioni minime di sicurezza. Al contrario, la magistratura contesta la presenza di indicazioni artigianali e fuorvianti posizionate da appassionati, che l’ente Parco non avrebbe provveduto a rimuovere, omettendo così di impedire l’accesso a un luogo che era ormai diventato una meta nota e frequentata dagli amanti del torrentismo, anche a causa della pubblicità rimbalzata sul web.
La ricostruzione dei fatti si basa principalmente sulle testimonianze dei due colleghi sopravvissuti, Giulio De Panfilis e Gabriele Buzzelli, che quel giorno si trovavano in escursione con le vittime, liberi dal servizio. Il gruppo era partito in mattinata dal Balzolo, imboccando l’alveo dell’Avello. Di fronte a una cascata, De Panfilis ha scelto di aggirare l’ostacolo a piedi, mentre Buzzelli si è calato finendo nel laghetto sottostante, dove è stato subito soccorso dal compagno a causa della forte corrente. Subito dopo Capone ha ripetuto la manovra, rimanendo però bloccato con le gambe tra le rocce e venendo trascinato sul fondo della gola. Nel tentativo disperato di salvarlo, anche Civitella si è tuffato senza più riuscire a riemergere.
I due superstiti, impossibilitati a liberare i colleghi e isolati dalla mancanza di segnale telefonico, hanno dovuto camminare a lungo verso valle per poter lanciare l’allarme. Successivamente De Panfilis, nonostante lo choc, è riuscito a riaccompagnare il collega – in forte ipotermia – oltre i tratti più impervi per facilitare l’arrivo dei soccorritori.
Le operazioni di recupero dei corpi si sono rivelate lunghissime e complesse, impegnando centodiciassette professionisti del soccorso in un lavoro incessante durato settanta ore, conclusosi solo dopo aver adempiuto alla promessa fatta alle famiglie di riportare a casa le salme nel minor tempo possibile. Ai funerali, celebrati nella cattedrale di San Giustino a Chieti, il capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, Eros Mannino, ha espresso il profondo cordoglio di tutta la struttura, sottolineando il dolore immenso e la difficoltà emotiva che si provano quando a perdere la vita sono i propri stessi colleghi.
In vista dell’udienza davanti al giudice Maurizio Sacco, i familiari delle due vittime si stanno preparando a costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni, assistiti dai propri legali. Sul fronte opposto, il direttore Di Martino, cinquantenne originario di Pollutri, si affiderà alla propria difesa per respingere le accuse e dimostrare l’estraneità ai fatti contestati.
Nel frattempo, la tragedia lascia dietro di sé una profonda scia di amarezza. Il fratello di Nico Civitella, Arturo, ha voluto ricordare come l’escursione di quel giorno non fosse una semplice gita, ma l’ennesimo momento di addestramento e aggiornamento continuo per i due vigili del fuoco. L’obiettivo profondo dei due esperti era proprio quello di studiare e conoscere i luoghi più impervi per farsi trovare pronti qualora fosse stato necessario soccorrere qualcuno in difficoltà; un destino amaro che ha ribaltato i ruoli, strappando la vita a chi aveva dedicato la propria esistenza a salvare quella degli altri.



