L’ANTENATO DEL CENTRO COMMERCIALE
25 maggio 1797
L’ANTENATO DEL CENTRO COMMERCIALE
Per obiettive ragioni d’igiene e di decoro, il Consiglio Comunale proibì ai macellai, con delibera del 25 maggio 1797, di tenere bottega nella strada Consolare (oggi corso Ovidio), nel tratto compreso tra porta Salvatoris e porta S. Agostino (o Sancti Panphili), che all’epoca delimitavano il corso tra la fontana del Vecchio e l’attuale piazzale Carlo Tresca.
Questa data, in pratica, segna la nascita del primo “centro commerciale” ideato e realizzato in città, tra le più antiche strutture di questo tipo di cui si abbia memoria e documen-tazione. Dalla fine del Settecento, infatti, le “beccherie” (le macellerie) furono concentrate nelle botteghe di proprietà comunale costruite a ridosso della chiesa di S. Francesco della Scarpa, a confine con piazza del Carmine; qualche decennio dopo, nel 1841, si decise di destinare alla macellazione e alla vendita delle carni le botteghe ricavate nella sovrastante Rotonda di S. Francesco, l’ex abside della chiesa dei francescani caduta nel terremoto del 1706.
Poco dopo, per la precisione il 5 dicembre 1841, fu varata la delibera municipale che assegnava alle “merci lorde” – pizzicherie e salumerie – le 18 botteghe ricavate nell’adiacente cortile quadrato e porticato, la piazzetta dell’ex convento dei francescani che a fine Ottocento divenne sede del Municipio: era nato il primo centro commerciale per la vendita dei generi alimentari. Ecco la testimonianza dello storico Panfilo Serafini nella Monografia di Sulmona, tratta dall’opera curata da Filippo Cirelli Il Regno delle Due Sicilie descritto e illustrato, edito a fascicoli tra il 1853 e il 1860 a Napoli: «È un frutto della moderna civiltà; perché divisa in due sezioni comunicanti fra loro per una specie di corridojo, riunisce le diverse botteghe di grascia, come di macellai e pizzicagnoli.
Vi si entra per due porte opposte, una delle quali, rispondente alla piazza grande, è magnifica per bella ed antica architettura, ed è fiancheggiata da una grossa scarpa a sostegno del campanile di S. Fran-cesco, dalla quale fu cognominata della Scarpa la chiesa di quest’ultimo Santo». Nel 1848, infine, ebbero termine i lavori di sistemazione dei cordoni, l’ampia gradinata con ciottoli di fiume e corde di pietra, per collegare al meglio la piazza Maggiore – e il suo mercato – al corso Ovidio e alle botteghe di S. Francesco.



