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IL FUOCO DI CELESTINO UNISCE SULMONA E PRATOLA: FIACCOLATA TRA MEMORIA, FUTURO E APPELLO PER IL LAVORO

Sono stati i bambini a dare il via alla “Fiaccola Celestiniana della Pace”. Un gesto simbolico che sposta l’asse di questa antica tradizione: non più solo una suggestiva rievocazione storica, ma un passaggio di testimone generazionale e un momento di profonda riflessione sulle ferite del presente, dalle tensioni internazionali fino alla crisi occupazionale che colpisce da vicino la Valle Peligna.

La manifestazione, che ha visto la partecipazione di circa duecento persone, è partita ieri sera dall’eremo di Sant’Onofrio al Morrone per giungere alla chiesa di San Pietro Celestino nella frazione di Bagnaturo. Al termine del cammino, il piazzale della chiesa è diventato il palco di un momento di confronto corale, coordinato da Giulio Mastrogiuseppe, presidente dell’Associazione Celestiniana, che ha dato la parola alle autorità civili e religiose.

Il presidente Mastrogiuseppe ha aperto la serie di interventi sottolineando il valore identitario della fiaccolata, nata vent’anni fa dall’intuizione di alcuni pionieri del territorio: «La fiaccolata di questa sera è estremamente legata alla festa di San Pietro Celestino. Quando questa iniziativa è cominciata, grazie ad alcuni personaggi eroici che oggi non ci sono più – e tra gli iniziatori voglio ricordare chi ha lasciato un messaggio forte – non si è trattato di una cosa generica. Non a caso da ormai una ventina d’anni questa iniziativa si chiama La Fiaccola Celestiniana della Pace.

Crediamo realmente che in queste occasioni ci si metta in pace, perché sono momenti in cui ci si ritrova tutti insieme. Persone che normalmente non si incontrano hanno modo di farlo in un momento particolare, in un posto particolare, dove c’è un clima speciale e dove andiamo a onorare la storia di un personaggio unico. Questo fa comunità, ci fa stare vicini, ed è il modo migliore in cui la pace comincia e si riunisce; perché quando ci si disperde, spesso non ci si riconosce più e si perdono i legami di amicizia e fratellanza.

Per questo noi ostinatamente, da tanti anni, portiamo avanti questo cammino insieme all’Associazione Celestiniana e, quest’anno, ringrazio anche il comitato di San Pietro Celestino che si è rimesso in carreggiata per celebrare degnamente la ricorrenza. Abbiamo avviato questa fiaccolata perché a un certo punto ci siamo accorti che il legame con questa storia si stava perdendo. Allora in particolare Tonino Moschetta, e qualcun altro che ora fa le foto e si mette di lato ma è stato tra i veri ideatori, ha creato tutto questo. Un applauso a Tonino ci vuole sempre: è uno di quelli che, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

L’iniziativa è nata proprio per cercare di ricreare quel clima di legame, di presenza e di affezione che c’è sempre stato intorno a questa figura. Se oggi ci troviamo qui, e se possiamo avere ancora un eremo in piedi, visitabile e di cui godere, è perché in passato qualcuno ha pensato di creare quel filo che ci conducesse fino a oggi, arrivando ai bambini della scuola di Bagnaturo che prima hanno acceso quella fiaccola.»

Successivamente ha preso la parola il vice sindaco di Sulmona, Mauro Tirabassi, che ha allargato lo sguardo allo scenario internazionale: «Voglio ringraziare Giulio, l’associazione e il comitato per questa splendida manifestazione. Tonino Moschetta è sempre presente. Giulio mi diceva poco fa che questa sera ci sono circa 200 persone: significa che è un evento molto sentito, non solo a Bagnaturo ma nell’intero territorio delle due città, Pratola Peligna e Sulmona.

Questa sera viviamo un momento che appartiene alla nostra storia più profonda e alla nostra identità spirituale; un momento in cui c’è memoria, fede e comunità nel nome di Papa Celestino V, figura straordinaria che ancora oggi parla al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo. Celestino V non fu soltanto un papa, fu un uomo di silenzio, di preghiera e di umiltà, che scelse la semplicità e seppe indicare al mondo il valore del perdono, della misericordia e della riconciliazione. Dal Morrone e dalla sua esperienza eremitica nacque un messaggio universale che attraversa i secoli: nessuna comunità può costruire il proprio futuro senza pace, senza solidarietà e senza rispetto reciproco.

Il fuoco del Morrone rappresenta tutto questo: non è soltanto una tradizione antica o una suggestiva rievocazione storica, è una fiamma che ogni anno si rinnova e continua a illuminare il cammino delle nostre comunità. È il simbolo di un viaggio spirituale che parte dall’Eremo di Sant’Onofrio e attraversa paesi, piazze e persone. Un messaggio che oggi è sempre più attuale, soprattutto perché viviamo un momento molto particolare di guerre e di tensioni internazionali. È necessario ripensare con forza al messaggio che Celestino V ci ha voluto dare fin dal 1294, anno della sua elezione a Papa. Con l’auspicio che la sua figura continui a essere una guida per noi, vi lancio l’augurio di perseverare nel portare avanti queste manifestazioni, dandovi appuntamento alla Perdonanza.»

Con un tono più informale e pragmatico, il sindaco di Pratola Peligna, Antonella Di Nino, ha voluto premiare la folta presenza dei più piccoli, richiamando lo spirito di accoglienza della frazione: «Noi abbiamo fatto, io e tanti altri, questa fiaccolata facendo una promessa ai nostri più piccolini. Avete visto che ci sono stati tantissimi bambini, ed è questo il bello di questa fiaccolata che cresce sempre di più, grazie a tutti voi che ogni anno vi dedicate. Abbiamo detto loro che per arrivare fino a qua dovevano camminare, perché ad attenderli ci sarebbe stato il premio: il panino con la porchetta! I bambini non vanno illusi, per cui poche chiacchiere: cerchiamo subito di dare loro ragione e di aprire il buffet. A voi va il mio grazie per questa splendida partecipazione.»

Il momento religioso è stato affidato al parroco, padre Benjamin Afamefuna, che ha ricordato le difficoltà meteorologiche del passato, celebrando la riuscita dell’evento di quest’anno: «Ringraziamo il Signore questa sera e chiediamo l’intercessione di San Pietro Celestino, soprattutto per averci accompagnato fin lassù. Ringrazio le autorità civili, il Comune di Sulmona e quello di Pratola, e ringrazio tutti i comitati che hanno organizzato tutto ottimamente. Ma ringrazio particolarmente questi bambini, con cui siamo saliti e scesi. La loro presenza è un segno che questa tradizione durerà, come ha detto il Sindaco, perché la passiamo a loro. È necessario portarli con noi ogni giorno e in ogni momento.

A Pasquetta avevamo preparato la salita all’eremo per la consueta messa, ma quest’anno non siamo riusciti a causa del maltempo e della pioggia battente. Questa sera, invece, siamo saliti e abbiamo compiuto il cammino; cercheremo di ripeterlo l’anno prossimo. Grazie a voi.»

Dopo aver guidato l’assemblea nella preghiera comunitaria e aver impartito la benedizione solenne, la chiusura dell’evento è tornata nelle mani di Giulio Mastrogiuseppe. Il presidente ha voluto lanciare un ultimo monito, legando il concetto spirituale di “pace” alla dignità del lavoro sul territorio: «Parlando sempre di pace, la pace si costruisce quando le persone stanno bene. I bambini hanno già il panino, e Antonio mi prende sempre in giro, ma la pace comincia quando la gente sta bene. In questo momento particolare, soprattutto in questa vallata, ci sono tanti lavoratori che hanno il posto di lavoro a rischio. Fare la pace significa anche fare in modo che le persone abbiano un’occupazione stabile e possano vivere dignitosamente. Pensiamoci a questa cosa, e ricordiamocene anche in queste circostanze.»

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