DALLE RADICI IN ABRUZZO ALLA CASA BIANCA: IL VIAGGIO DI ALEC ROSS ALLA RICERCA DEL «SOGNO ITALIANO»
C’è un filo invisibile ma tenace che unisce le montagne dell’Abruzzo ai corridoi della Casa Bianca, passando per le aule della Bologna Business School. È il filo della memoria e del futuro, lo stesso che Walter Veltroni ha riavvolto nel suo recente editoriale sul Corriere della Sera, accendendo i riflettori su un personaggio straordinario: Alec Ross.
Americano di Charleston, classe 1971, Ross è un volto noto della geopolitica e dell’innovazione globale. È stato lo stratega che ha guidato la politica tecnologica della rivoluzionaria campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008, per poi diventare Senior Advisor per l’Innovazione al Dipartimento di Stato sotto la guida di Hillary Clinton. Un uomo del futuro, insomma. Eppure, per capire davvero la sua ultima fatica letteraria, “The Italian Dream”, bisogna fare un salto all’indietro di oltre un secolo.
All’inizio del Novecento, i bisnonni di Alec Ross lasciarono l’Abruzzo. Erano analfabeti, non parlavano una parola di inglese e si imbarcarono su un piroscafo diretti verso la “terra delle opportunità”. Finirono a fare i lavori più umili, a poco prezzo, accettando i sacrifici che l’American Dream imponeva ai nuovi arrivati per garantire un domani ai propri figli.
Oggi, tre generazioni dopo, quel pronipote che ha sussurrato consigli ai potenti della Terra ha fatto il percorso inverso. Ha scelto di vivere e insegnare a Bologna, parla la nostra lingua e, come nota acutamente Veltroni, usa il pronome «noi» quando si riferisce alla nostra terra. Ross guarda all’Italia non con il distacco dell’osservatore straniero, né con la nostalgia retorica del turista, ma con l’affetto profondo di chi si sente, a tutti gli effetti, parte di questa comunità.
Il fulcro del pensiero di Ross – e il motivo per cui Veltroni ha voluto dedicargli spazio – risiede in una domanda cruciale che fa da sfondo al suo saggio: se il mondo intero subisce il fascino dell’Italia, perché gli italiani non riescono a declinare una propria visione del futuro?
Gli Stati Uniti hanno l’American Dream, la Cina si muove dietro il Chinese Dream, persino l’India e la Francia hanno saputo costruire una narrazione collettiva capace di mobilitare energie, investimenti e ambizioni. L’Italia, invece, sembra intrappolata in un paradosso: è un Paese desiderato e invidiato ovunque per la sua arte, la sua cultura, il suo design e la sua qualità della vita – in parole povere, l’Italia è già un sogno per chi la guarda da fuori –, ma internamente fatica a immaginarsi nel domani. Ha smesso di progettare, schiacciata tra il peso di una burocrazia asfissiante e una strisciante sfiducia collettiva.
La ricetta che Alec Ross propone tra le pagine di “The Italian Dream” non è un invito all’ottimismo ingenuo. Al contrario, l’ex consigliere di Obama suggerisce che il segreto per il rilancio risieda nel superamento di una falsa dicotomia: l’Italia deve smettere di scegliere tra il “sogno” (inteso come la sua straordinaria eredità culturale e la bellezza) e la “realtà” (le sfide tecnologiche, industriali ed economiche della modernità). La vera svolta avverrà quando queste due dimensioni inizieranno a nutrirsi a vicenda.
Quello di Ross, rilanciato da Veltroni, è un appello politico e culturale nel senso più nobile del termine. È l’invito a recuperare il gusto del rischio, lo stesso che spinse i suoi bisnonni abruzzesi a sfidare l’ignoto dell’oceano, per rimettere in moto un Paese che ha tutte le carte in regola per smettere di essere un museo a cielo aperto e tornare a essere un laboratorio del futuro.
In questo video, Alec Ross presenta “The Italian Dream”, discutendo approfonditamente della sua visione sul futuro del nostro Paese e spiegando perché l’Italia debba ricominciare a credere nelle proprie potenzialità.



