RIFLESSIONE DEL PROFESSOR ZAMBIANCHI. TRAGEDIA DELLE MALDIVE: COLPE DI CARTA, ABISSI VERI
PARMA – Purtroppo, quello che sta emergendo dalle acque delle Maldive insieme ai corpi di quelle cinque persone ĆØ una storia che lascia il cuore pesante. Cinque sub italiani ā una professoressa, sua figlia e altri compagni ā hanno perso la vita in una grotta sommersa, in unāimmersione che sembrava unāavventura tra le tante e invece ĆØ diventata una trappola a profonditĆ estreme. Anche un soccorritore maldiviano non ce lāha fatta.
Ć una di quelle tragedie che lasciano un senso di vuoto, come quando il mare troppo blu in superficie nasconde correnti fredde e passaggi stretti dove tutto può andare storto. Quello che addolora di più, però, ĆØ vedere scattare subito quella smania tutta italiana di trovare un colpevole con tanto di firma e timbro, come se bastasse un pezzo di carta per spiegare una morte. Si cerca il āresponsabileā scritto, il tour operator, lāistruttore, il capo gruppo, qualcuno a cui appendere la colpa come un cartello al collo.
Ć un riflesso triste, quasi disperato, che nasce dalla nostra abitudine di ragionare per gerarchie rigide, come se la vita fosse un organigramma perfetto dove ogni errore ha un capo da processare. In realtĆ , e il diritto lo dice chiaro da sempre, la responsabilitĆ penale ĆØ una cosa personale, come unāombra che segue solo chi lāha generata. Non si può delegare la colpa, cosƬ come non si può delegare il proprio respiro sottāacqua.
Si possono delegare delle funzioni concrete ā ātu verifichi i gas, tu gestisci la linea di guida, tu dai il via libera allāuscitaā ā ma solo se lo si fa per iscritto, in modo preciso, dando al delegato i poteri veri e i mezzi per farle. La colpa, quella no: resta incollata a chi doveva impedire il disastro e non lāha fatto, oppure a chi ha scelto di spingersi oltre i limiti sapendo i rischi. Ć come affidare a qualcuno la chiave di una porta, ma se quella porta nasconde un abisso e tu sapevi che la serratura era fragile, la responsabilitĆ non se ne va solo perchĆ© hai dato la chiave.
Il giudice, che in Italia si dice sia il āperitus peritorumā, cioĆØ colui che deve giudicare gli esperti senza essere lui stesso esperto di tutto, si trova spesso davanti a carte confuse piene di āresponsabile di questo e di quelloā. Quelle parole suonano importanti, ma sono come boe segnaletiche spostate dal vento: indicano una direzione vaga e finiscono per ingannare proprio chi deve ricostruire la veritĆ . Ecco perchĆ© sarebbe tanto più utile, e più onesto, scrivere negli organigrammi cosa deve fare concretamente ciascuna persona, con compiti chiari, limiti precisi e poteri reali.
Sarebbe come tracciare una mappa dettagliata invece di piantare bandierine con scritto āqui comanda Tizioā. Aiuterebbe lāoperatore che scende in acqua a sapere esattamente dove finisce la sua zona sicura, aiuterebbe lāauditor o lāRSPP a verificare le cose davvero importanti e, soprattutto, aiuterebbe il magistrato a capire la catena degli eventi senza perdersi in nebbia burocratica. Ć triste notare come in Italia traduciamo spesso la parola inglese āmanagerā proprio con āresponsabileā. Sembra una cosa da poco, ma ĆØ un errore che pesa come unāattrezzatura troppo carica in profonditĆ .
Il manager anglosassone ĆØ uno che gestisce processi, obiettivi, risorse; il āresponsabileā italiano porta subito con sĆ© unāaura di colpa potenziale, di posizione di garanzia da cui non ci si può muovere. Ć come se caricassimo ogni ruolo di un fardello di peccato originale burocratico, invece di concentrarci su cosa ciascuno deve fare per tenere tutti al sicuro. Questi errori di impostazione, questi modi di pensare, sono proprio come scegliere la grotta sbagliata in un mare che in superficie sembra invitante.
Invece di investire in formazione vera, procedure chiare, limiti che non si superano e una cultura che dice āsi torna indietro se qualcosa non vaā, si finisce a riempire cassetti di documenti che sembrano scudi ma in tribunale diventano trappole. Carte che scaricano responsabilitĆ sul più debole invece di distribuire compiti con onestĆ . Alla fine, ciascuno resta responsabile di ciò che fa o di ciò che, potendo, non ha impedito.
Ć una regola antica e dolorosa, ma giusta. Le indagini maldiviane, con lāaiuto di quelle italiane, faranno il loro corso e diranno cosa ĆØ successo davvero in quella grotta. Nel frattempo, resta solo il rimpianto per vite interrotte troppo presto e la speranza che, almeno da questa tristezza, impariamo a tracciare mappe più sincere e a smettere di cercare firme che, purtroppo, non riportano indietro nessuno dal fondo del mare.




