Cultura

RIFLESSIONE DEL PROFESSOR ZAMBIANCHI. TRAGEDIA DELLE MALDIVE: COLPE DI CARTA, ABISSI VERI

di Marco ZambianchiĀ 

PARMA – Purtroppo, quello che sta emergendo dalle acque delle Maldive insieme ai corpi di quelle cinque persone ĆØ una storia che lascia il cuore pesante. Cinque sub italiani – una professoressa, sua figlia e altri compagni – hanno perso la vita in una grotta sommersa, in un’immersione che sembrava un’avventura tra le tante e invece ĆØ diventata una trappola a profonditĆ  estreme. Anche un soccorritore maldiviano non ce l’ha fatta.

ƈ una di quelle tragedie che lasciano un senso di vuoto, come quando il mare troppo blu in superficie nasconde correnti fredde e passaggi stretti dove tutto può andare storto. Quello che addolora di più, però, ĆØ vedere scattare subito quella smania tutta italiana di trovare un colpevole con tanto di firma e timbro, come se bastasse un pezzo di carta per spiegare una morte. Si cerca il ā€œresponsabileā€ scritto, il tour operator, l’istruttore, il capo gruppo, qualcuno a cui appendere la colpa come un cartello al collo.

ƈ un riflesso triste, quasi disperato, che nasce dalla nostra abitudine di ragionare per gerarchie rigide, come se la vita fosse un organigramma perfetto dove ogni errore ha un capo da processare. In realtĆ , e il diritto lo dice chiaro da sempre, la responsabilitĆ  penale ĆØ una cosa personale, come un’ombra che segue solo chi l’ha generata. Non si può delegare la colpa, cosƬ come non si può delegare il proprio respiro sott’acqua.

Si possono delegare delle funzioni concrete – ā€œtu verifichi i gas, tu gestisci la linea di guida, tu dai il via libera all’uscitaā€ – ma solo se lo si fa per iscritto, in modo preciso, dando al delegato i poteri veri e i mezzi per farle. La colpa, quella no: resta incollata a chi doveva impedire il disastro e non l’ha fatto, oppure a chi ha scelto di spingersi oltre i limiti sapendo i rischi. ƈ come affidare a qualcuno la chiave di una porta, ma se quella porta nasconde un abisso e tu sapevi che la serratura era fragile, la responsabilitĆ  non se ne va solo perchĆ© hai dato la chiave.

Il giudice, che in Italia si dice sia il ā€œperitus peritorumā€, cioĆØ colui che deve giudicare gli esperti senza essere lui stesso esperto di tutto, si trova spesso davanti a carte confuse piene di ā€œresponsabile di questo e di quelloā€. Quelle parole suonano importanti, ma sono come boe segnaletiche spostate dal vento: indicano una direzione vaga e finiscono per ingannare proprio chi deve ricostruire la veritĆ . Ecco perchĆ© sarebbe tanto più utile, e più onesto, scrivere negli organigrammi cosa deve fare concretamente ciascuna persona, con compiti chiari, limiti precisi e poteri reali.

Sarebbe come tracciare una mappa dettagliata invece di piantare bandierine con scritto ā€œqui comanda Tizioā€. Aiuterebbe l’operatore che scende in acqua a sapere esattamente dove finisce la sua zona sicura, aiuterebbe l’auditor o l’RSPP a verificare le cose davvero importanti e, soprattutto, aiuterebbe il magistrato a capire la catena degli eventi senza perdersi in nebbia burocratica. ƈ triste notare come in Italia traduciamo spesso la parola inglese ā€œmanagerā€ proprio con ā€œresponsabileā€. Sembra una cosa da poco, ma ĆØ un errore che pesa come un’attrezzatura troppo carica in profonditĆ .

Il manager anglosassone ĆØ uno che gestisce processi, obiettivi, risorse; il ā€œresponsabileā€ italiano porta subito con sĆ© un’aura di colpa potenziale, di posizione di garanzia da cui non ci si può muovere. ƈ come se caricassimo ogni ruolo di un fardello di peccato originale burocratico, invece di concentrarci su cosa ciascuno deve fare per tenere tutti al sicuro. Questi errori di impostazione, questi modi di pensare, sono proprio come scegliere la grotta sbagliata in un mare che in superficie sembra invitante.

Invece di investire in formazione vera, procedure chiare, limiti che non si superano e una cultura che dice ā€œsi torna indietro se qualcosa non vaā€, si finisce a riempire cassetti di documenti che sembrano scudi ma in tribunale diventano trappole. Carte che scaricano responsabilitĆ  sul più debole invece di distribuire compiti con onestĆ . Alla fine, ciascuno resta responsabile di ciò che fa o di ciò che, potendo, non ha impedito.

ƈ una regola antica e dolorosa, ma giusta. Le indagini maldiviane, con l’aiuto di quelle italiane, faranno il loro corso e diranno cosa ĆØ successo davvero in quella grotta. Nel frattempo, resta solo il rimpianto per vite interrotte troppo presto e la speranza che, almeno da questa tristezza, impariamo a tracciare mappe più sincere e a smettere di cercare firme che, purtroppo, non riportano indietro nessuno dal fondo del mare.

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