TOMMASO MONTANARI: “NELLA SAPIENZA DI PAPA LEONE XIV C’E’ IL FRONTE PER LA PACE”
PERUGIA –Ā Le parole che papa Leone XIV ha pronunciato giovedƬ scorso alla Sapienza di Roma sono le più necessarie che si potessero dire. Innanzitutto, sul ruolo stesso dellāuniversitĆ : cosƬ spesso negato anche dagli stessi governi accademici.
āAbbiate sempre speranza nella possibilitĆ di costruire un mondo nuovo!ā: ecco la cosa forse più rivoluzionaria. LāuniversitĆ non come un servizio che risponda alle aspettative dei āportatori di interesse ā (mercato del lavoro, imprese ā¦), ma come una comunitĆ capace di costruire e condividere strumenti per desiderare e costruire un mondo diverso.
Non unāistituzione che conservi lo stato delle cose, i rapporti di forza esistenti, la mentalitĆ corrente, ma un laboratorio di liberazione, di rovesciamento, di insubordinazione. Un mondo nuovo.
Le ragazze e i ragazzi sono orientati dalle aspettative delle famiglie, dalla competizione troppo spesso respirata a scuola, dai media e dal mercato: se lāuniversitĆ non li disorienta, se lāuniversitĆ non insegna (ribaltando il motto thatcheriano del neoliberismo) che cāĆØ sempre unāalternativa, allora non serve a nulla. E lāalternativa passa innanzitutto dalla formazione di persone, prima che di professionisti: āChe senso avrebbe dāaltronde ā si ĆØ chiesto il papa ā formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può nĆ© si deve dominare?
Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si ĆØā. Diciamolo con le parole della Costituzione: ĆØ il āpieno sviluppo della persona umanaālāunico vero scopo dellāuniversitĆ ā cioĆØ lāesatto contrario della costruzione di un ācapitale umanoā.
Leone non ha avuto paura di fare lāesempio più radicale, e più scomodo, del primato della coscienza: il rifiuto delle armi. Innanzitutto, condannando lāalleanza tra universitĆ e industria militare, attraverso il finanziamento alla ricerca bellica, e quindi invitando a una radicale obiezione di coscienza (parole che avranno fatto saltare sulla sedia più di un rettore): āQuanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento.
Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale sƬ alla vita! SƬ alla vita innocente, sƬ alla vita giovane, sƬ alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!ā.
Una universitĆ come quella che immaginava Virginia Woolf: capace di preparare la pace, non di costruire la guerra. E non basta: āNellāultimo anno ā ha aggiunto il papa ā la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, ĆØ stata enorme: non si chiami ādifesaā un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce Ć©lite cui nulla importa del bene comuneā.
Sono parole da incidere nel marmo, parole che dovrebbero essere considerate con somma attenzione, innanzitutto dai politici cristiani: non tanto da quelli che usano la religione, ma da coloro che lo sono davvero, a partire dal presidente Mattarella. PerchĆ© smentiscono in modo definitivo lāidea della deterrenza, smascherando la menzogna fatale del si vis pacem para bellum.
Riarmarsi ĆØ guerra, non ĆØ difesa: e come tale ĆØ incompatibile con la Costituzione. Il papa va ancora oltre: denunciando che il riarmo costruisce unāeconomia di guerra che taglia le gambe ai diritti, e arricchisce una classe dirigente indegna e rapace.
Sono parole che sarebbero sembrate radicali anche in bocca a papa Francesco: e che infatti il mondo politico italiano ha fatto cadere in un gelido silenzio. Leone sa perfettamente che lāĆ©lite politica, economica e anche accademica non ĆØ dalla sua parte.
E infatti parla direttamente agli studenti, dei quali si sente alleato, delineando il fronte della pace: composto dal papa stesso (e dai suoi predecessori), dalla Costituzione e dalle studentesse e dagli studenti che insorgono per la pace, per Gaza, per la Flotilla: āIl grido āMai più la guerra!ā dei miei Predecessori, cosƬ consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a unāalleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionaliā.
In unāepoca di feroce ritorno della guerra, in un Paese governato da una destra estrema ultra-nazionalista, in unāEuropa guidata da una Commissione spaventosamente guerrafondaia, Leone torna a denunciare lāinganno del riarmo e il veleno del nazionalismo.
Lo fa sposando le parole, anche le più radicali, dei movimenti studenteschi: quelli che lāĆ©lite liquida come terroristi. E che ora sanno di avere al loro fianco, oltre alla Costituzione, anche il Papa.




