MINACCE PER RECUPERARE UN PRESUNTO CREDITO, SULMONESE RINVIATO A GIUDIZIO PER TENTATA ESTORSIONE
SULMONA, 21 Maggio – Avrebbe partecipato a una spedizione intimidatoria per costringere un imprenditore edile a pagare quasi quattromila euro, nonostante quel debito fosse già stato saldato. Per questo Antonino Maccarone, 61enne residente a Sulmona, è stato rinviato a giudizio dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Chieti con l’accusa di tentata estorsione.
La vicenda risale al periodo compreso tra luglio e ottobre del 2023 e si sarebbe consumata a Bucchianico. Secondo l’impostazione accusatoria, il 61enne avrebbe agito in concorso con altre due persone – una delle quali nel frattempo è deceduta – nel tentativo di recuperare un presunto credito vantato nei confronti di un imprenditore di Guardiagrele.
Il credito riguardava alcuni lavori eseguiti nell’abitazione dell’imprenditore da un conoscente degli imputati. Tuttavia, dalle indagini coordinate dal procuratore Giancarlo Ciani sarebbe emerso che quei lavori erano stati già regolarmente pagati.
Stando all’accusa, in una prima fase sarebbero state rivolte alla vittima pressioni e minacce velate affinché “risolvesse la situazione con le buone”. Successivamente si sarebbe passati a intimidazioni più esplicite. “Finora te lo abbiamo detto con le buone. Ora se non paghi ti spezziamo le gambe”, sarebbe stata una delle frasi pronunciate durante la richiesta di pagamento di 3900 euro.
L’estorsione, secondo gli inquirenti, non si sarebbe concretizzata grazie al rifiuto opposto dall’imprenditore che, temendo per la propria incolumità, si era rivolto ai carabinieri denunciando tutto.
Da quell’esposto è partita l’inchiesta approdata nei giorni scorsi davanti al gup del tribunale di Chieti che ha disposto il rinvio a giudizio del 61enne sulmonese, difeso dall’avvocato Andrea Marino. Il processo prenderà il via il prossimo 14 giugno.
Maccarone, che si dichiara completamente estraneo ai fatti contestati, è pronto a sostenere la propria innocenza davanti al tribunale, respingendo ogni accusa e negando qualsiasi coinvolgimento nel presunto concorso di reato con gli altri imputati teatini.



