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MAXI EREDITÀ DA 30:MILIONI, SALTA LA CONCILIAZIONE: LA BATTAGLIA FINISCE IN TRIBUNALE

SULMONA, 19 Maggio – La mediazione si è conclusa con un nulla di fatto e la guerra giudiziaria sulla maxi eredità da trenta milioni di euro entra ora nel vivo davanti al tribunale civile di Sulmona.

Nessun accordo è stato raggiunto nel corso della procedura conciliativa che si è tenuta ieri davanti all’avvocata Stefania Di Clemente.

Decisiva, ancora una volta, l’assenza della 70enne finita al centro della contesa ereditaria e accusata dal cugino, un avvocato di 75 anni, di aver circuita la zia novantenne per ottenere l’intero patrimonio.

Il fallimento del tentativo di conciliazione apre così ufficialmente il giudizio civile sull’impugnazione del testamento, mentre parallelamente prosegue l’inchiesta penale avviata ormai da oltre un anno.

Una vicenda dai contorni delicati e controversi che ruota attorno alla morte di una donna di 90 anni, originaria della Valle Peligna, vedova di un magistrato e appartenente a una famiglia molto nota del territorio.

Secondo quanto denunciato dal 75enne, dopo un periodo trascorso a Roma – dove l’anziana era stata investita da un motociclista e successivamente ricoverata in una struttura sanitaria – la donna era tornata a Pettorano sul Gizio. Qui sarebbe stata affidata a due persone incaricate dalla nipote oggi indagata.

L’esposto parla di una donna ormai non autosufficiente, impossibilitata a camminare e, secondo l’accusa, sostanzialmente isolata all’interno dell’abitazione senza possibilità di uscire.

Sempre secondo la denuncia, i due ospitanti avrebbero gestito direttamente la pensione dell’anziana mentre le sue condizioni psicofisiche sarebbero peggiorate progressivamente fino al decesso, avvenuto nel marzo 2025. Dopo la morte è emerso il testamento che attribuisce l’intero patrimonio – composto da immobili, terreni, disponibilità economiche e beni di pregio – alla nipote 70enne. Un atto che ha innescato lo scontro legale.

Il professionista 75enne sostiene che la zia sarebbe stata manipolata non solo dalla cugina ma anche da altre persone coinvolte nella gestione quotidiana della donna.

La vicenda si è così sdoppiata su due fronti: quello civile relativo alla validità del testamento e quello penale, con due fascicoli aperti tra le procure di Sulmona e Roma.

Nell’esposto viene inoltre citata la presunta sparizione di una maschera in oro massiccio appartenuta all’anziana.

Dopo il rigetto della richiesta di incidente probatorio da parte del sostituto procuratore Edoardo Mariotti, il 75enne è tornato alla carica chiedendo al gip il sequestro preventivo dei beni e dei conti correnti riconducibili all’eredità, compresi alcuni oggetti di antiquariato di altissimo valore custoditi in uno degli appartamenti romani finiti alla nipote.

L’avvocato ha inoltre chiesto la nomina di un consulente tecnico per analizzare tutta la documentazione acquisita e quella ancora da reperire, tra cui la cartella clinica dell’ospedale di Sulmona dove la donna è morta.

Alla procura sono stati infine indicati numerosi testimoni, tutti parenti dell’anziana, che potrebbero essere ascoltati per ricostruire gli ultimi mesi di vita della novantenne e chiarire i rapporti familiari attorno alla gestione del patrimonio milionario.

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