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CAMBIARE PROVINCIA? NON SCHERZIAMO…

di Luigi Liberatore 

Quando uno non ce la fa più, bestemmia, nel senso che se la prende col Padreterno e non con se stesso. Ma non è blasfemia nel senso corrente del termine, semmai è il riconoscimento (esistenziale) del suo limite pragmatico camuffato da responsabilità altrui. Ho letto con molto interesse l’intervento di Catia Puglielli, puntuale e rigoroso nella scansione temporale del decadimento di Sulmona secondo cui la città sarebbe stata scippata da alcuni decenni di importanti centri di “potere”. È vero. Sulmona appare adesso uno scatolone vuoto, come il suo ospedale, se proviamo a fare un confronto con quella di una quarantina di anni fa. Uffici trasferiti, tribunale e presidii giudiziari al limite della sopravvivenza, occupazione in caduta libera, sanità di “passaggio” e io ci metto pure un elemento che Catia Puglielli ha dimenticato di aggiungere alla sua lista della spesa: l’inverno demografico. L’intervento ha due vizi, secondo la mia opinione: uno, che non riconosce colpe  sulmonesi per lo stato in cui versa la città come se altri ne avessero deciso l’attuale misero destino; due, di vedere nel cambio di provincia la soluzione a tutti i mali presenti. No, cara Puglielli. Le cose stanno come tu le hai descritte in maniera figurata, ma Sulmona non è più quella di un tempo, nel senso che ha perso prestigio e autorevolezza in quanto da anni non possiede più una classe politica, quella di scuola tipo Giuseppe Bolino, Natalino di Giannantonio, Franco La Civita o Bruno Di Masci, avendo raggiunto il fondo di questa scala proprio oggi con una destra perfino pessima rispetto a quella imperante. Sicché al tavolo della distribuzione del potere Sulmona presenta dei commensali soltanto e non esponenti di caratura. Ecco spiegato, sempre secondo la mia logica domestica, perché il desiderio di cambiare provincia è un alibi troppo sfacciato per attribuire ad altri colpe che vanno cercate invece nel perimetro asfittico, culturale e politico, in cui si sta rifugiando la città. Sulmona, diciamola così, ha una storia profonda e soprattutto risorse da far valere, solo che da qualche anno non ha interpreti adeguati i quali, pur cambiando provincia, non diventeranno fenomeni…

3 commenti riguardo “CAMBIARE PROVINCIA? NON SCHERZIAMO…

  • SalviamoSulmona

    Condivido in parte il ragionamento.
    È vero, cambiare padrone forse non ci servirebbe a molto; forse sarebbe meglio cambiare capoccia.
    Per la sua storia, i suoi monumenti, la bellezza del suo centro storico, la posizione baricentrica ( ma noi di Sulmona di questo ne siamo stati sempre perfettamente consapevoli) e poi ancora per…bla bla bla, la città ha avrebbe meritato un destino ben diverso, ma le circostanze non sono andate a nostro favore.
    Ora dovremmo recuperare il tempo perso, ma per farlo dovremmo recuperare lo spirito di jamm’mo. Tra i pochi sulmonesi veri rimasti mi chiedo però chi conserva ancora quello spirito?

    Risposta

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