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SULMONA E VALLE PELIGNA SEMPRE PIU’ ISOLATI, TORNA L’IPOTESI DELLA SECESSIONE NELLA PROVINCIA DI PESCARA

Questo è il momento di parlare, ora che i riflettori delle campagne elettorali sono spenti, lontani da qualsiasi forma di strumentalizzazione politica. Questa non è la voce di un partito.
Questa è la voce di una terra che sta morendo nell’indifferenza generale.Esattamente 44 anni fa, a inizio 1982, Sulmona e la Valle Peligna combattevano a viso aperto per la propria dignità. Migliaia di cittadini scesero in strada per raccogliere le firme per la Provincia di Sulmona. Non era un capriccio di campanile. Era la lucida consapevolezza che, senza un’autonomia territoriale e politica, saremmo stati cannibalizzati.In quel momento, l’ostruzionismo politico del governo centrale e i veti incrociati di chi non voleva perdere il controllo alzarono barriere insormontabili. Hanno soffocato quel sogno. E da quel “no”, da quel blocco forzato, è iniziato il lento, inesorabile declino della nostra Valle. Ci hanno isolati, trasformandoci sulla carta in un’area interna marginale, costretta a chiedere il permesso per esistere.Guardiamoci intorno. Che cosa è rimasto di quella Sulmona che era polo di attrazione?
L’elenco delle perdite è un bollettino di guerra, attuato nel silenzio di chi avrebbe dovuto difenderci e non ha mai sentito il dovere di giustificarsi:
Il nostro Tribunale, pilastro di legalità e lavoro, umiliato da oltre dieci anni da “proroghe della vergogna” che ne rinviano la chiusura di anno in anno, lasciando l’intero settore giudiziario e i cittadini appesi a un filo senza alcuna certezza sul futuro.
L’Ospedale dell’Annunziata, depotenziato nei reparti, privato di personale e servizi essenziali, con una sanità pubblica ridotta ai minimi termini che costringe i peligni a spostarsi per curarsi.
I trasporti e i collegamenti storicamente ridotti a un calvario, tra linee ferroviarie interrotte per mesi, corse tagliate e pedaggi autostradali diventati una tassa d’ingresso insostenibile per chi lavora o studia fuori.
Il deserto degli uffici statali, dei presidi militari, dei servizi pubblici di prossimità e persino degli sportelli bancari, scippati pezzo dopo pezzo a favore del centralismo dell’Aquila e di Pescara. Ci hanno tolto tutto e nessuno ha risposto. Hanno preso, hanno tagliato e se ne sono andati.Non possiamo più continuare a rimanere a guardare. Se restiamo fermi, i nostri figli saranno costretti ad andarsene tutti, e questa Valle diventerà un bellissimo ospizio a cielo aperto. Dobbiamo riprenderci i nostri servizi. Dobbiamo pretendere il rispetto che spetta a una storia millenaria.E se per rompere questo isolamento e uscire da questa prigione burocratica la strada da valutare fosse quella di avviare una mobilitazione per il cambio di provincia, allora che si valuti seriamente. Non è più tempo di timidezze.
Riprendiamo in mano il nostro destino.Svegliati, Valle Peligna. Il futuro non si aspetta, si riconquista.
                                                                                                                      Catia Puglielli

6 commenti riguardo “SULMONA E VALLE PELIGNA SEMPRE PIU’ ISOLATI, TORNA L’IPOTESI DELLA SECESSIONE NELLA PROVINCIA DI PESCARA

  • Sub lege libertas

    era ora, questo articolo deve illuminare le coscienze della popolazione del Centro Abruzzo.
    Non si può può stare a guardare.

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    • la nostra bella valle viene usata e cannibalizzata da tutti. come centro raccolta rifiuti, centro centrale SNAM, centro per un futuro inceneritore, un super carcere, abbandono totale di strade e giardini. No scuole, no palestre, no turismo, no ospedale di livello accettabile, la caserma in abbandono ecc.
      ma gli amministratori questo lo sanno meglio dei cittadini.
      chest é.

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  • Marcello Luca Marasco

    c’è una strada ancora più potente, sempre possibile. Se la Valle Peligna fosse costituita come un solo comune, avrebbe 45 mila abitanti. Sarebbe quindi il sesto municipio in Abruzzo dopo Pescara, L’Aquila, Montesilvano, Teramo, Chieti. Più grande di Avezzano e Vasto. E lì la musica cambierebbe

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    • … la vedo dura., con tutti i ” campanilismi ” che albergano anche nei più piccoli Comuni… e poi per finire in mano a politicanti che dell’immobilismo apatico ne hanno fatto un modus operandi ormai ultra decennale… le famose
      ” cococce peligne ” politicizzate.
      Concordo che dobbiamo darci una mossa… ma con patti chiari, scritti e codificati su tavole di bronzo.
      Bisogna liberarsi da questa morsa mortifera.

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      • Marcello Luca Marasco

        certo che è dura! Ma se il tema di questo articolo è “cambiamo provincia?”, la mia risposta è spontanea. Andate a vedere cosa significa fusione dei comuni come incentivi europei e statali, possibilità di sforamento del bilancio, ecc. Quello che conta è: 1) volontà di contare di più come comunità (e io mi sento di appartenere a quella peligna piuttosto che pescarese o aquilana); 2) regole chiare e di bilanciamento di opportunità tra comuni grandi e piccoli (si vada a vedere l’esempio di Valsamoggia in Emilia). Se poi la logica è quella della fusione modello “grande Pescara”, dove Pescara mi sembra pensi solo ad allargarsi (a discapito di una Montesilvano in crescita esponenziale, e con una Spoltore in cui crescono i dubbi), in tal caso ciao. Ma una cosa è certa: quando i cittadini vogliono le cose (non come slogan ma come vero phatos, o “sentiment” se vogliamo fare i fighi), queste si fanno, anche se gli amministratori fossero incapaci.

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    • Male le tre Elette, non per grazia di Dio, ma dai cittadini della valle Peligna pensano solo ai loro ritorni economici? Vergogna.

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