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IL TG ABRUZZO PIÙ POVERO SENZA ANTONIO MONACO

di Luigi Liberatore 

Si dice sempre che sia il giornale a fare i giornalisti e non il contrario. In breve,  possiamo dire ad esempio che possa essere “Repubblica” a dare la patente ai suoi redattori e non la bravura di costoro a rendere appetitosa la testata. Io penso che siano i giornalisti, non presi in un unico abbraccio sindacale ma in maniera singola, a fare grande una qualsiasi fonte di informazioni e di opinioni. Nel senso ancora che si può essere asini e scrivere per il più accreditato dei giornali, e di essere grandi per esistere e resistere in RAI. Vado al nocciolo della notizia. Antonio Monaco lascia il Tg3 dopo quaranta anni di attività, dopo aver spaziato in ogni angolo del “suo” Abruzzo e aver lasciato tracce del suo giornalismo in lembi diffusi della Italia intera. Aveva un suo stile per diffondere le notizie e un approccio professionale e soprattutto umano per il giornalismo d’inchiesta, dimodochè pure i politici che sono i più riottosi e recalcitranti alle attenzioni dei telegiornali, ammettono oggi di aver avuto a che fare con un interlocutore di “razza”. Giornalista serio, malizioso quanto basta, servo della notizia e mai soccombente al potere. Io lo chiamo il “metodo Monaco”. Il Tg3 Abruzzo sopravviverà al pensionamento del suo più gradito giornalista, per raggiunti limiti di età, come la Chiesa resiste nonostante il vangelo somministrato da suoi mediocri ministri. Reteabruzzo gli fa gli auguri per i nuovi incarichi che andrà a ricoprire in quanto ci sono personaggi che non vanno mai in pensione. So che Antonio Monaco sorriderà, del resto è suo stile, alla battuta con cui personalmente mi congedo: È il “Monaco” che fa l’abito (ai giornalisti), e non l’abito che fa il “Monaco”!

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