“IL FIGLIO DEL SILENZIO”, IL DRAMMA DI MATTEO FA SCUOLA DI SOLIDARIETA’
di GIUSEPPE FUGGETTA
La battaglia per suo figlio e per la giustizia sociale davanti ad una disabilità sensoriale. Il combattere e provare ad abbattere il muro di gomma dell’indifferenza, dell’egoismo, della burocrazia, del mondo della sanità e delle ostilità dell’ambiente del paese e delle stesse istituzioni, per vincere una prova assai dura, superata a denti stretti.

Si racchiude tutto in questo il significato del libro “Il figlio del silenzio”, pubblicato per i tipi della Dvg di Avezzano e presentato questa mattina, nell’auditorium del Centro pastorale diocesano, dall’autrice Monica Tarola e dalla figlia Desirèe Martellone.

In platea gli alunni delle classi seconde delle scuole medie Ovidio e Panfilo Serafini. Con tono fermo e deciso, pur non nascondendo commozione, nè tacendo le sofferenze sopportate, Monica Tarola, madre di un bambino che a tre anni scopre di essere affetto da sordità profonda, ha ripercorso quella che è stata la “via crucis” del piccolo Matteo, oggi ventinovenne, per essere curato e tornare finalmente ad una vita normale.
Gli ostacoli imposti dal cammino verso la soluzione del caso sono stati quelli delle istituzioni, rimaste spesso indifferenti o addirittura ostili, come quando a Matteo viene impedito di viaggiare sullo scuolabus o quando gli amministratori dell’epoca non comprendono in pieno la gravità della situazione e non prestano soccorso a risolverla.
Sono stati quelli di medici che si trincerano dietro termini e modalità di condotta, mostrando scarso senso di umanità verso il piccolo paziente e i suoi genitori.
Ma lo spirito tenace della madre e del padre, Marco, non si lasciano scoraggiare.
Debbono addirittura vedersela con famiglie del loro paese, Ortucchio, prive del minimo senso di solidarietà e comprensione per la disabilità di Matteo, emarginato perfino dai coetanei.
La battaglia di Monica e Marco va avanti, con umiltà e pazienza ma sempre a testa alta.
Fin quando all’esito di un secondo riuscito intervento chirurgico Matteo può godere di un impianto cocleare che lo aiuta a uscire gradualmente dalla sordità e da un silenzio impenetrabile perfino ai più stretti familiari.
La storia, dapprima dolorosa, volge finalmente al meglio.

Oggi Matteo, laureato in Giurisprudenza, aspira alla carriera forense e non si risparmia un’altra sfida, quella di entrare in magistratura.
Il racconto della madre è preceduto dagli interventi della professoressa Tania Salvatore, che insieme ad altre insegnanti, ha instillato negli alunni l’attenzione e passione giuste per il libro e da Erica Del Vecchio, titolare della tipografia Dvg.
Del Vecchio ricorda il senso di un volume, dalla scrittura asciutta e scorrevole, adottato nelle scuole medie, che vuole essere un atto di sensibilizzazione e di solidarietà verso il prossimo, che chiede di non essere trascurato da egoismi e superficialità. Anche Desirèe, studente universitaria in Giurisprudenza e Filosofia, conclude l’incontro raccontando degli atti di bullismo subito che lungi dall’indebolirla ne hanno invece rafforzato la volontà di riscatto. A coordinare l’incontro il professore Sandro Valletta, docente di Storia delle migrazioni all’Università di Teramo, che da anni accompagna Monica Tarola, in questo viaggio nelle scuole. E la risposta all’attenzione richiesta per un caso emblematico di lotta all’indifferenza e alle ostilità che in tante tristi occasioni aggravano le disabilità è venuta proprio dagli alunni sulmonesi. Con domande puntuali e profonde si sono rivolti all’autrice del libro, letto in classe, per approfondire la vicenda del “figlio del silenzio”. A quel silenzio e alla sordità di istituzioni, degli operatori della sanità, di quanti hanno voltato lo sguardo altrove e anzi hanno lanciato infamanti accuse ai genitori di Matteo, i giovanissimi lettori hanno dato risposta con la loro sensibilità, la loro genuina vicinanza, il loro ascolto, aprendo uno spiraglio di speranza e di ottimismo per un futuro che ci veda tutti un po’ migliori.


NELLA FOTO MATTEO MARTELLONE



