NUOVE MOLESTIE SUI SOCIAL ALLA DONNA PERSEGUITATA
Nuove molestie sui social alla donna perseguitata: 35enne denunciato ancora
SULMONA – Nonostante le misure imposte dall’autorità giudiziaria e un processo già in corso per stalking, avrebbe continuato a tormentare la donna di cui si era ossessionato da anni. Per questo un 35enne residente a Introdacqua è stato nuovamente denunciato alla Procura della Repubblica di Sulmona con le accuse di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria e atti persecutori.
Secondo quanto emerso, nelle ultime settimane l’uomo avrebbe riattivato un vecchio profilo Facebook fake, già utilizzato in passato, per contattare ancora la vittima, una donna di 51 anni residente a Sulmona. Le nuove molestie sarebbero iniziate dopo che il 35enne aveva rivisto la donna nell’aula uno del tribunale di Sulmona, dove è in corso il procedimento penale nei suoi confronti.
“Sono io il tuo salvatore. Devi stare con me e devi fare l’amore con me”, avrebbe scritto il giovane nei messaggi inviati tramite l’account falso. Circostanze che sarebbero emerse proprio nel corso del processo.
Secondo l’avvocata Simona Fusco, che assiste la 51enne costituita parte civile, i nuovi episodi hanno provocato nella donna un ulteriore stato d’ansia, aggravando una situazione già molto delicata dopo anni di persecuzioni e vessazioni.
Da qui la nuova denuncia depositata in Procura.
La vicenda affonda le radici nel 2018, quando il 35enne aveva conosciuto la donna a Sulmona, sviluppando nei suoi confronti un’ossessione sentimentale mai corrisposta. Secondo l’accusa, negli anni avrebbe iniziato a pedinarla nel centro storico cittadino, sommergendola di messaggi, telefonate e minacce.
Nel 2024 il giovane era finito agli arresti domiciliari dopo aver violato il divieto di dimora e il divieto di avvicinamento alla donna. In quel periodo aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook frasi ossessive rivolte alla 51enne, tra settembre 2023 e maggio 2024. Si era recato perfino al cimitero, pubblicando poi sui social la fotografia della lapide dei genitori della donna.
Una situazione definita dagli inquirenti come un “amore malato” che aveva portato il giudice per le indagini preliminari ad applicare nei confronti del 35enne la misura di sicurezza della libertà vigilata, alla luce della pericolosità sociale certificata nel corso degli accertamenti.



