LO SPOPOLAMENTO DELLE AREE INTERNE E’ IL FRUTTO DI PRECISE E COLPEVOLI SCELTE POLITICHE
TERRE ALTE ABRUZZO-MOLISE – Ā«Vivere nelle cosiddette aree interne, al di lĆ delle liriche suggestive oggi tanto in voga, significa affrontare ogni giorno una sfida concreta contro un sistema che sembra aver dimenticato le periferie geografiche del PaeseĀ». Sono le parole di don Alberto Conti, che accompagnano il Quaderno della SolidarietĆ dal titolo āNon borghi, ma paesi: comunitĆ che resistono allo spopolamentoā, fresco di stampa.
Al suo interno la dettagliata analisi sociografica dei vari paesi della Diocesi di Trivento, curata dal professore Fabrizio Nocera, che da giorni sta alimentando il dibattito pubblico, anche sulla stampa locale.
Il trend demografico mostra chiaramente, con la freddezza dei numeri, che lāAlto Molise e lāAlto Vastese stanno letteralmente scomparendo.
Il saldo tra chi nasce e chi muore ĆØ pesantemente passivo.
Questo significa che nel breve periodo non ci sarĆ più nessuno nelle āterre alteā tra Abruzzo e Molise.
Lo spopolamento non ĆØ uno scherzo del destino, ma il risultato di precise scelte politiche che colpevolmente, anzi con dolo, hanno condannato a morte un territorio e le comunitĆ che vi sono nate.
Qualche Procura, in un paese ideale, potrebbe addirittura ravvisare ipotesi di reato, se non altro la violazione di diritti umani.
PerchĆ© se in un territorio si eliminano, progressivamente, tutti i servizi basilari, dallāospedale, al medico, al pediatra, alle banche, agli uffici postali, alle scuole, alle mense scolastiche, alle strade, ai ponti, e lāelenco potrebbe continuare tendendo ad infinito come amano dire i matematici, ĆØ del tutto ovvio che si condanna a morte e a spopolarsi quella terra.
Qualcosa di molto simile ad un foglio di via o uno sfratto, come ha detto il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, nei giorni scorsi.




