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LO SPOPOLAMENTO DELLE AREE INTERNE E’ IL FRUTTO DI PRECISE E COLPEVOLI SCELTE POLITICHE

di Francesco BottoneĀ 

TERRE ALTE ABRUZZO-MOLISE – Ā«Vivere nelle cosiddette aree interne, al di lĆ  delle liriche suggestive oggi tanto in voga, significa affrontare ogni giorno una sfida concreta contro un sistema che sembra aver dimenticato le periferie geografiche del PaeseĀ». Sono le parole di don Alberto Conti, che accompagnano il Quaderno della SolidarietĆ  dal titolo ā€œNon borghi, ma paesi: comunitĆ  che resistono allo spopolamentoā€, fresco di stampa.

Al suo interno la dettagliata analisi sociografica dei vari paesi della Diocesi di Trivento, curata dal professore Fabrizio Nocera, che da giorni sta alimentando il dibattito pubblico, anche sulla stampa locale.

Il trend demografico mostra chiaramente, con la freddezza dei numeri, che l’Alto Molise e l’Alto Vastese stanno letteralmente scomparendo.

Il saldo tra chi nasce e chi muore ĆØ pesantemente passivo.

Questo significa che nel breve periodo non ci sarĆ  più nessuno nelle ā€œterre alteā€ tra Abruzzo e Molise.

Lo spopolamento non ĆØ uno scherzo del destino, ma il risultato di precise scelte politiche che colpevolmente, anzi con dolo, hanno condannato a morte un territorio e le comunitĆ  che vi sono nate.

Qualche Procura, in un paese ideale, potrebbe addirittura ravvisare ipotesi di reato, se non altro la violazione di diritti umani.

PerchĆ© se in un territorio si eliminano, progressivamente, tutti i servizi basilari, dall’ospedale, al medico, al pediatra, alle banche, agli uffici postali, alle scuole, alle mense scolastiche, alle strade, ai ponti, e l’elenco potrebbe continuare tendendo ad infinito come amano dire i matematici, ĆØ del tutto ovvio che si condanna a morte e a spopolarsi quella terra.

Qualcosa di molto simile ad un foglio di via o uno sfratto, come ha detto il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, nei giorni scorsi.

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