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SNAM, I COMITATI ATTACCANO: “DUE ANNI E MEZZO PER NON DECIDERE

SULMONA, 15 Maggio – “Due anni e mezzo per decidere di non decidere. La Snam ringrazia”. È un duro atto d’accusa quello lanciato dai Comitati cittadini per l’ambiente dopo la decisione del Tar dell’Aquila di dichiararsi incompetente sul ricorso relativo alla centrale di compressione Snam di Case Pente, rinviando tutto al Tar del Lazio.

Secondo i comitati, il pronunciamento arrivato dopo oltre due anni rappresenta “un pessimo segnale sul piano dell’efficienza della giustizia” e avrebbe consentito alla società di proseguire indisturbata nella realizzazione dell’opera contestata.

Nel comunicato gli ambientalisti tornano a contestare il rispetto delle prescrizioni contenute nel Decreto di Valutazione di Impatto Ambientale, sostenendo che Snam avrebbe avviato i lavori il primo marzo 2023 senza aver ottemperato a diverse prescrizioni previste “ante operam”, cioè prima dell’inizio delle attività di cantiere.

“La compatibilità ambientale del progetto era subordinata al rispetto di precise prescrizioni da completare prima dell’avvio dei lavori”, sostengono i comitati, ricordando che solo il 13 luglio 2023 il Comitato regionale Via avrebbe preso atto dell’ottemperanza di quattro delle ventidue prescrizioni previste.

Da qui la richiesta avanzata il 24 luglio 2023 all’allora sindaco Gianfranco Di Piero affinché il Comune verificasse la validità del titolo autorizzativo e adottasse eventuali provvedimenti nei confronti del cantiere. Una richiesta che, secondo i promotori della protesta, non avrebbe avuto seguito.

Nel mirino finisce anche la durata del procedimento davanti alla giustizia amministrativa. “Dopo due anni e mezzo il Tar dell’Aquila ha fissato la prima udienza e a sorpresa ha dichiarato di non essere competente. Se fosse entrato nel merito quanto tempo ancora ci sarebbe voluto?”, si chiedono i comitati.

Gli ambientalisti denunciano inoltre presunti danni ambientali e paesaggistici legati alla realizzazione dell’opera, parlando della distruzione di un corridoio faunistico dell’orso bruno marsicano, dell’abbattimento di ulivi e della compromissione di testimonianze archeologiche presenti nell’area di Case Pente.

La vicenda giudiziaria sulla centrale Snam, quindi, è tutt’altro che chiusa e ora il confronto si sposterà davanti al Tar del Lazio mentre sul territorio continuano proteste e polemiche contro uno dei progetti più contestati degli ultimi anni nella Valle Peligna.

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