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SMILITARIZZARE MONTE SAN COSIMO: UN PESO INUTILE UNA MINACCIA REALE

di Marco Alberico

In questi tempi di follia bellicista, opporsi alle politiche di riarmo è sia una scelta etica che una necessità impellente per la sicurezza della Valle Peligna e dei suoi abitanti.

Le risorse sottratte alla vita dei cittadini per alimentare la macchina della guerra e la crescente militarizzazione dei territori espongono la popolazione civile a rischi enormi.

Il deposito militare di Monte San Cosimo, uno dei più grandi dell’Italia centro-meridionale, non è affatto un luogo neutro ma si configura in caso di conflitto come un obiettivo militare strategico di primo livello.

La storia ce lo ha già insegnato chiaramente, l’area venne bombardata già durante la Seconda Guerra Mondiale quando ospitava il dinamitificio Montecatini-Nobel.

Oggi ogni crisi internazionale riattiva i protocolli Nato ponendo la base in massima allerta e se nel 1986 il sito finì nel mirino del regime libico di Gheddafi, oggi la minaccia è tecnologicamente ancora più avanzata.

L’attuale scenario di guerra in Medio Oriente ci ricorda che nazioni come l’Iran dispongono di missili con una gittata di 3.000 (tremila) km capaci di raggiungere l’Italia, e in caso di escalation la Valle Peligna sarebbe in prima linea esposta a pericoli devastanti.

Da oltre settanta anni questa base è solo un peso per il nostro territorio, nonostante occupi un’area enorme di centotrentatré ettari già dotati di infrastrutture fondamentali come ad esempio elettricità, acqua potabile, rete gas e strade interne.

La smilitarizzazione di Monte San Cosimo e la sua restituzione alle comunità di Pratola Peligna, Sulmona e Prezza rappresenterebbero una svolta storica. Invece di ospitare armamenti, quest’area potrebbe essere finalmente convertita per finalità civili e di pace.

Si potrebbero realizzare strutture per la protezione civile, centri di produzione sostenibile o spazi per attività sociali e culturali a beneficio di tutti.

Per discutere insieme del futuro della nostra Valle e di azioni non-violente, vi invitiamo a partecipare all’incontro pubblico che si terrà mercoledì 20 maggio 2026 alle ore 17:30 presso la sede Cgil di Sulmona in Vico del Vecchio. All’evento interverranno Renato Di Nicola per il coordinamento Disarmare la pace disertare la guerra e Mario Pizzola per il Movimento Nonviolento Sulmona.

Inoltre l’appuntamento proseguirà con la manifestazione prevista per il 2 giugno 2026 davanti al deposito militare nel lato Sulmona in località Ponte la Torre.

È il momento di riprenderci i nostri spazi e trasformare un presidio di guerra in una risorsa di pace.

4 commenti riguardo “SMILITARIZZARE MONTE SAN COSIMO: UN PESO INUTILE UNA MINACCIA REALE

  • Giacomo Faggioni

    Pensare che il deposito bellico di San Cosimo sia un obiettivo iraniano mi sembra improbabile e francamente assurdo.
    Piuttosto, penso al pericolo di scorie chimiche e radioattive contenute nell’ex polveriera ritenuta da sempre un’infrastruttura strategica del Ministero della Difesa e adibita allo stoccaggio di armamenti e munizioni.
    Non saranno i Persiani a bombardarci con missili a lunga gittata, io penso invece al rischio di saltare in aria da soli, con qualche innesco casuale o magari in seguito a qualche raid terroristico.
    Ma l’elemento centrale della discussione è l’elevata concentrazione di tumori nella zona. È necessario uno studio epidemiologico neutrale affidato a strutture non governative.
    Di questo si deve discutere.
    Siamo diventati una fogna a cielo aperto, una tranquilla vallata circondata dalle montagne e lontano da occhi indiscreti, dal mare e dai grandi centri, inebriati dal profumo di un deposito di scorie, un termovalorizzatore, una centrale di decompressione e una discarica di rifiuti.
    Aria pura da respirare a pieni polmoni.

    Risposta
  • Si concentrassero sull’ambiente e salute sarebbe molto meglio e utile.
    Con discariche a cielo aperto, piene e avvelenanti, centrali a gas e totale inettitudine di amministratori e politici, non ci resta che soffrire e sperare di non morire presto.

    Risposta
  • Prima delle azioni, alcune nozioni.

    L’espressione “interesse nazionale”, spesso comparsa in connubio agli aggettivi “strategico”, “operativo”, addirittura “supremo”, è tutt’oggi un’espressione dai contorni sfumati, la cui definizione risulterebbe difficile anche ai più illustri esponenti del livello politico, strategico ed accademico italiano.
    Nel caso di specie, un “Sito Strategico d’Interesse Militare Nazionale” è un’infrastruttura, un’area o un nodo logistico fondamentali per la sicurezza, la difesa e la sovranità dello Stato. La sua classificazione comporta tutele speciali e restrizioni rigorose volte a garantirne la piena operatività e a proteggerlo da qualsiasi minaccia.
    Cosa implica questa qualifica?
    La dichiarazione di “interesse strategico” non è solo un’etichetta burocratica, ma si traduce in azioni concrete.
    – Massima Sicurezza e Protezione:
    l’area o i luoghi sensibili, sono soggetti a sorveglianza continua e tutelati anche tramite sofisticate operazioni di controllo da remoto;
    – Segreto di Stato e Tutela:
    le informazioni che riguardano le attività, la struttura, le tecnologie o la logistica di questi siti, sono coperte da “segreto militare” o rientrano in classificazioni di sicurezza stringenti.
    Questa classificazione si applica a una grande varietà di contesti chiave per il Paese:
    • Basi Militari marino/aeroportuali e Comandi strategici (C4i: siti governativi nevralgici).
    • Infrastrutture di Telecomunicazione e Cyber: nodi della fibra ottica sottomarina, stazioni satellitari e data center governativi e di intelligence.
    • Sedi Istituzionali e Logistiche: depositi di munizionamento, carburante, snodi viari o portuali usati per il dispiegamento delle truppe e siti governativi nevralgici.
    • Industrie della Difesa: Stabilimenti di produzione di armamenti, sistemi aerospaziali o navali.
    In sintesi, un sito strategico militare è un “pilastro” dello Stato.
    Viene protetto, militarizzato e regolamentato in modo speciale per assicurare che, in qualsiasi scenario di crisi, l’Italia sia in grado di difendersi e tutelare la propria popolazione e i propri confini.

    Veniamo ora al punto.

    La revisione o il declassamento di un’area o di un’infrastruttura designata come “Sito Strategico di Interesse Militare Nazionale” è tecnicamente possibile, ma si tratta di un iter amministrativo complesso e straordinario.
    La materia è regolamentata dal Codice dell’Ordinamento Militare e richiede il coinvolgimento diretto di organi governativi e militari di massimo livello.
    Nel merito dell’iter di Revisione,
    la revoca o la modifica del vincolo non avviene in automatico e prevede passaggi ben precisi.
    • Valutazione di Sicurezza: il Ministero della Difesa, attraverso i propri organi tecnici e lo Stato Maggiore, deve valutare se il sito ha perso i requisiti di “imprescindibilità per la sicurezza e la difesa nazionale” (ad esempio a causa di una dismissione, di una riorganizzazione logistica o di un mutato scenario geopolitico).
    • Atto del Governo: trattandosi di un interesse nazionale, la modifica dello status di un’opera o di un’infrastruttura strategica richiede un decreto ad hoc o un provvedimento interministeriale (spesso su proposta del Ministro della Difesa di concerto con altri dicasteri) e in alcuni casi il passaggio in Consiglio dei Ministri.
    • Pareri Tecnici ed Enti Locali
    Se ….ad obiettivo raggiunto…. il declassamento incide sul territorio – questo il caso auspicato che ricorre nell’oggetto dell’incontro – allora vengono coinvolti gli Enti Locali (Regioni, Comuni) per la riconversione dell’area o dell’immobile, riallineando la destinazione d’uso urbanistica.

    Auspico di aver condivido informazioni utili in premessa.

    Giancarlo D’Alessandro
    Senior Security Manager

    Risposta

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