MARCO ZAMBIANCHI. HANTAVIRUS E VACCINI: LA STORIA DEL MAIALE CHE NON USCI’ DALLA STALLA
di Marco Zambianchi *
PARMA – A quelli che ci dicono āperchĆ© non fate il vaccino contro lāhantavirusā vorrei ricordare una storia un tempo famosa che amo raccontare ai miei studenti di Veterinaria. Era il 1976 e il presidente Gerald Ford si ritrovò con una patata bollente tra le mani grande come un pallone. Alla base militare di Fort Dix, nel New Jersey, un gruppetto di soldati aveva beccato lāinfluenza suina, quel virus che sembrava il gemello cattivo di quello del 1918, lo stesso che aveva fatto strage in mezzo mondo.
Un ragazzo ci aveva lasciato le penne e gli esperti del CDC, vedendo la scena, si spaventarono come se avessero avvistato Godzilla che faceva il bagno nella piscina di casa. Pensarono: āSe questo coso scappa, siamo tutti frittiā. Ford, che non voleva passare alla storia come il presidente che se ne stava con le mani in mano mentre arrivava lāapocalisse, schiacciò il bottone rosso.
Annunciò in pompa magna un piano nazionale per vaccinare tutti gli americani, più o meno 200 milioni di persone. Si fece pure pungere in diretta tv con tutta la famiglia, sorridendo come testimonial di uno spot. āForza gente, maniche su!ā. Il Congresso sganciò i soldi, le case farmaceutiche chiesero e ottennero uno scudo magico contro le cause legali, perchĆ© produrre un vaccino alla velocitĆ della luce ĆØ come cucinare un soufflĆ© con il cronometro in mano: o viene una delizia o ti esplode in faccia.
Partì così la più grande inoculata di sempre. In pochi mesi punsero quasi 45 milioni di americani. Un record pazzesco. Peccato che il virus suino, invece di conquistare il mondo come un generale invasore, rimase rintanato a Fort Dix come un gatto pigro che non vuole saperne di uscire dalla cuccia. Zero epidemia. Zero pandemia. Niente di niente.
Nel frattempo però spuntò lāeffetto collaterale indesiderato: la sindrome di Guillain-BarrĆ©, una roba in cui il sistema immunitario, ubriaco di entusiasmo dopo il vaccino, invece di fare il suo lavoro si mette a sabotare i nervi come un elettricista impazzito che strappa tutti i cavi dellāimpianto elettrico di casa. Il rischio era basso, circa uno ogni centomila, ma quando pungi decine di milioni di persone anche un rischio piccolo diventa un bel mucchio di casi, con paralisi temporanee e purtroppo qualche morto. A dicembre tirarono il freno a mano e sospesero tutto. Fine della festa.
Poi arrivarono le cause legali a valanga. Il governo, che aveva detto āci pensiamo noiā, dovette aprire il portafoglio e pagare. Un bel casino giudiziario e un colpo secco alla fiducia della gente.
La grande lezione di questa storia ĆØ come quando vedi una nuvola nera allāorizzonte, convinci tutti che sta arrivando lāuragano del secolo, fai barricare case, scuole e supermercati⦠e alla fine cadono solo quattro gocce tiepide. Meglio muoversi che stare fermi, ovvio, ma se esageri con il panico poi devi spiegare perchĆ© hai fatto evacuare il quartiere per un temporale estivo.
I vaccini sono come le ambulanze: ti salvano la vita quasi sempre, ma ogni tanto qualcuna finisce contro un palo. Quando però la malattia non si presenta allāappuntamento, anche il più piccolo incidente diventa enorme agli occhi di tutti. Per questo serve tenere dāocchio gli effetti collaterali come un falco affamato e non promettere mari e monti. La fretta e le sparate da film catastrofico (ātutti a vaccinarvi o moriremo tutti!ā) sono come mettere troppa benzina sul barbecue: fai una fiammata spettacolare ma rischi di carbonizzare le salsicce e pure le sopracciglia dei vicini. La gente poi si ricorda più dellāincendio che della grigliata.
Alla fine questa vicenda del ā76 ci dice una cosa semplice ma importante: la scienza non ĆØ una sfera di cristallo, ĆØ più un GPS che ogni tanto ti fa girare in tondo per dieci minuti. Bisogna agire con prudenza, comunicare con onestĆ (āsappiamo questo, non sappiamo quellāaltroā) e ricordarsi che la fiducia pubblica ĆØ come un bel vaso di cristallo: una volta che si crepa, rimetterlo a posto ĆØ unāimpresa.
Una storia che fa ancora sorridere e riflettere ogni volta che si parla di minacce sanitarie: meglio una precauzione ben calibrata che unāallerta rossa da fine del mondo⦠soprattutto quando il mostro decide di rimanere comodamente nella sua gabbia.
*Microbiologo UniversitĆ di Parma



