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GIUSEPPE BOLINO, CATTOLICO NELLA RESISTENZA E NELLE ISTITUZIONI. IL RICORDO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA

di GIUSEPPE FUGGETTA

Giuseppe Bolino, cattolico nella Resistenza e poi nelle istituzioni, uomo straordinario per il suo impegno politico, speso fin da giovanissimo, ĆØ stato ricordato, a cento anni dalla nascita, questa mattina, nell’incontro promosso dalla Pon Alumni, nella biblioteca del Liceo Classico Ovidio.

Istituto che lo stesso Bolino ebbe a frequentare.

Ed ancor prima di conseguire la licenza liceale, poi acquisita con l’esame di maturitĆ  in sessione straordinaria, Bolino, appena diciottenne, volle dedicarsi alla lotta di Resistenza. Al riguardo Carlo Alicandri Ciufelli, presidente della Pon Alumni, ha dato lettura di una lettera che il preside dell’epoca, Vincenzo Alfredo Speranza, scrisse al giovane liceale, giĆ  arruolato nelle file della Resistenza, incoraggiandolo nella sua militanza per restituire libertĆ  e democrazia al Paese.

Resistenza umanitaria, vissuta insieme ad altri sulmonesi per porre al riparo dell’occupante tedesco i militari Alleati, liberati da Campo 78, Fonte d’Amore, al momento dell’armistizio dell’otto settembre e poi svolgendo anche azioni militari di contrasto alle truppe naziste.

Introdotto da Alicandri Ciufelli, che ha ricordato in breve l’ex sindaco Lando Sciuba, scomparso di recente e che avrebbe dovuto tenere una sua relazione, ĆØ intervenuto Gianfranco Di Piero.

L’ex sindaco ha ricordato come Bolino avesse aderito alla lotta di Resistenza animato da una solida formazione cristiana, come militante della Gioventù di Azione Cattolica. Nel marzo 1944 e fino al mese di giugno, che vide i tedeschi abbandonare Roma e anche l’Abruzzo, Bolino venne arrestato e detenuto nelle carceri prima di Bussi e Civitaquana e poi al Regina Coeli di Roma.

Dalla prigionia scrisse un’accorata commovente lettera ai genitori, temendo di essere passato per le armi.

Ma poi, come precisato dal professore Augusto D’Angelo, ordinario di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma, Bolino, in una sorta di diario, descrive i momenti esaltanti della fine della detenzione, con la liberazione di Roma. Tra le più importanti testimonianze della sua militanza politica, ha concluso Di Piero, Bolino ha lasciato quella del suo amore alla libertĆ , considerata con la filosofia crociana, “vertice supremo della Storia”. Come pure il politico sulmonese ebbe il merito di essere primo vero studioso dell’opera del filosofo e giurista Giuseppe Capograssi. Accanto alla figura straordinaria di Bolino, Roberto Carrozzo, funzionario della sezione sulmonese dell’Archivio di Stato, ha ricordato il martirio di un altro giovane, Giorgio Mainardi, originario del Veneto, anch’egli militante di Azione Cattolica, che scendendo in Abruzzo e stabilitosi a Sulmona volle partecipare alla lotta resistenziale, pagando con la vita il suo impegno, ucciso dai nazisti nelle vicinanze di Castel di Sangro. Mainardi, proveniente dalla stessa regione dell’allora vescovo di Sulmona, Luciano Marcante, trovò ospitalitĆ  nella casa delle suore in via Probo Mariano, accolto da suor Maria Pia Bafile, altra figura di spicco nelle vicende dell’epoca. Il cadavere del giovane veneto sarĆ  ritrovato però solo nel 1951, grazie agli sforzi del suo amico sulmonese, Gino Giorgi. A conclusione dell’incontro il professore D’Angelo ha illustrato in breve l’importanza della partecipazione dei cattolici nella Resistenza. Il docente universitario ha ricordato dapprima l’atteggiamento delle sfere ecclesiastiche rispetto al fascismo e poi alla Resistenza e quindi la condotta dei partigiani cattolici.

A coordinare l’incontro ĆØ stato il giornalista Giovanni Ruscitti, che di Bolino seguƬ le attivitĆ  istituzionali, essendo stato sia presidente del Consiglio regionale che assessore regionale e rammentando le iniziative che l’esponente democristiano ebbe a favore della cittĆ  di Sulmona e dell’Abruzzo. Testimonianze sulla personalitĆ  di Bolino, presenti anche i figli Elisabetta, Francesca e Giorgio, sono state date infine anche dalla professoressa Bianca Palmegiani, che conobbe Bolino come preside e dal professore Fabio Maiorano.

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