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DAI CANTIERI ALLA PROCURA: 25 OPERAI EGIZIANI PRONTI ALLE VIE LEGALI PER 40MILA EURO

La mobilitazione dei venticinque operai edili di origine egiziana e tunisina, impiegati in alcuni cantieri del centro storico di Pratola Peligna, ĆØ pronta a fare un salto di qualitĆ . Dopo il pacifico presidio della scorsa settimana davanti al Santuario della Madonna della Libera, organizzato per sensibilizzare la comunitĆ  locale e cercare solidarietĆ , i lavoratori sono ora intenzionati a passare alle vie legali e a coinvolgere direttamente la magistratura.

Al centro della disputa c’ĆØ un presunto ammanco di circa 40 mila euro. Secondo i calcoli dei lavoratori, la ditta romana subentrata nei contratti di subappalto non avrebbe saldato tre fatture. I solleciti di pagamento non hanno dato esito e, in alcuni casi, l’azienda avrebbe persino interrotto le comunicazioni bloccando i contatti telefonici dei dipendenti. Attraverso il loro portavoce, Marki, gli operai hanno fatto sapere che si tratta di somme regolarmente guadagnate sul campo, anche attraverso turni domenicali e festivi, compreso il Primo Maggio. Nonostante le rassicurazioni aziendali su un acconto previsto per il 25 maggio, lo scetticismo ĆØ alto, poichĆ© dinamiche simili si sarebbero giĆ  verificate nei mesi passati. Da qui la decisione di affidarsi a un avvocato se la situazione non si sbloccherĆ  immediatamente.

La vertenza di Pratola Peligna non ĆØ un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un contesto territoriale giĆ  surriscaldato. Le radici della protesta risalgono infatti allo scorso febbraio, quando a Campo di Giove si consumarono momenti di forte tensione: otto operai egiziani salirono sul tetto di un’ex struttura ricettiva, minacciando di gettarsi nel vuoto per reclamare 30 mila euro di arretrati. Quell’episodio, pur essendosi concluso con una denuncia per estorsione a carico degli otto lavoratori a causa delle modalitĆ  violente con cui era stato occupato il cantiere, ha squarciato il velo sulle condizioni occupazionali della zona.

Il gesto estremo di Campo di Giove ha spinto la Procura della Repubblica di Sulmona ad avviare un’incisiva attivitĆ  di contrasto al fenomeno del caporalato. In collaborazione con il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, nelle ultime settimane sono stati intensificati i controlli a tappeto in tutta la Valle Peligna. I primi riscontri non si sono fatti attendere: proprio a Pratola un’azienda ĆØ stata sanzionata per l’impiego di manodopera in nero, mentre a Roccaraso le verifiche hanno portato alla chiusura di un intero impianto. I fari della giustizia restano dunque accesi su un settore, quello edile, stretto tra l’urgenza della ricostruzione e la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori.

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