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PERQUISIZIONE SHOCK IN CASERMA, DUE GIOVANI COSTRETTI A FARE “SQUAT” E PIEGAMENTI, IL CASO FINISCE DAVANTI AL GIP

Un controllo sul territorio si è trasformato in un caso giudiziario che ora scuote l’Alto Sangro. Due giovani di 20 e 25 anni, residenti a Castel di Sangro, sono stati accompagnati in caserma dai Carabinieri della compagnia locale per una perquisizione personale finalizzata alla ricerca di armi e strumenti di effrazione. Una volta all’interno della struttura, però, i ragazzi sarebbero stati fatti spogliare e invitati a compiere ripetuti piegamenti sulle ginocchia, i classici “squat”. Una procedura che i diretti interessati hanno vissuto come un allenamento umiliante e una grave lesione della propria dignità.

Sulla vicenda è stata formale aperta un’indagine. Il caso è ora al vaglio del Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Sulmona, Emanuele Lucchini, chiamato a pronunciarsi sulla legittimità dell’operato dei militari dello scorso marzo.

A sollevare il caso davanti all’autorità giudiziaria è stata l’avvocato Tania Liberatore, legale e zia dei due ragazzi, la quale ha formalmente impugnato il verbale di perquisizione. L’avvocato ha chiesto al GIP di riconoscere l’illegittimità dell’attività eseguita dai Carabinieri e di trasmettere gli atti al Pubblico Ministero, ipotizzando il reato di perquisizione arbitraria. Data la delicatezza della questione, che richiede accurati approfondimenti, il giudice Lucchini si è riservato la decisione.

Nel verbale redatto dai militari si giustifica l’ispezione con motivi di necessità e urgenza. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, i due giovani mostravano un atteggiamento sospetto e apparivano visibilmente agitati al momento del controllo.

Di parere opposto sono i due ventenni, i quali sostengono fermamente di aver subito una grave violazione della propria dignità personale. I ragazzi, che hanno già annunciato la volontà di chiedere un risarcimento danni, contestano radicalmente le modalità dell’ispezione: pur ammettendo che simili pratiche potrebbero considerarsi ordinarie nell’ambito di controlli antidroga, sottolineano come nel loro caso si cercassero solo armi, rendendo i piegamenti del tutto ingiustificati. I giovani hanno inoltre smentito la versione dei Carabinieri, dichiarando che al momento del controllo erano assolutamente tranquilli e non avevano fornito alcun motivo di sospetto.

Al momento, la Procura della Repubblica di Sulmona aveva già convalidato l’atto – che ha dato esito negativo, non portando al rinvenimento di alcun oggetto illecito. Per i Carabinieri della compagnia di Castel di Sangro e per la Procura l’intera attività si è svolta con assoluta regolarità e nel pieno rispetto delle normative vigenti. Spetterà ora al GIP stabilire dove risieda la verità e se i confini della legge siano stati superati.

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