L’ABRUZZO ABBRACCIA IL GIRO D’ITALIA: IMPRESA DI VINGEGAARD SUL BLOCKHAUS
Il primo grande verdetto del Giro d’Italia si è consumato sulle pendenze severe e spettacolari della Maiella. Il tappone appenninico, la frazione più lunga e del tutto provante di questa edizione con i suoi 244 kilomteri partiti da Formia, ha regalato emozioni fortissime, scenari mozzafiato e una battaglia epica tra gli uomini di classifica, vinta con autorità dal favorito, il danese Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike).
Sotto un cielo plumbeo, una pioggia battente che ha funestato diversi momenti della giornata, temperature invernali e raffiche di vento gelido – con cumuli di neve ancora ben visibili ai margini della carreggiata –, il Blockhaus si è confermato giudice severissimo a quota 1665 metri. Sul rettilineo d’arrivo, lo spettacolo è stato riservato a pochi coraggiosi tifosi saliti a piedi, a causa delle severe restrizioni al traffico. La cronica carenza di parcheggi in quota ha infatti spinto gli organizzatori, di concerto con la Prefettura di Chieti, a chiudere totalmente la strada alle auto subito dopo i centri abitati, consentendo il transito unicamente alle due ruote.
La corsa ha preso il via dalla costa del Basso Lazio, toccando Sperlonga e Gaeta, prima di puntare con decisione verso nord e addentrarsi nel cuore d’Abruzzo. Risalendo da Venafro e Rionero Sannitico, la carovana ha fatto il suo ingresso trionfale in territorio abruzzese, trovando ad accoglierla comunità in festa e istituzioni pronte a celebrare l’evento.

Le foto da Castel di Sangro: Le immagini scattate a Castel di Sangro catturano perfettamente lo spirito di accoglienza e l’orgoglio locale. Negli scatti emerge il sindaco Angelo Caruso, ritratto in un momento istituzionale e di festa.
Il video da Campo di Giove: Lasciata Castel di Sangro e superata Roccaraso, la corsa si è diretta verso Passo San Leonardo, attraversando il suggestivo borgo di Campo di Giove. Il video del passaggio mostra una scena ad altissima tensione agonistica: sotto una pioggia incessante, il gruppo dei migliori transita in fila indiana lungo le strade bagnate del paese, scortato dalle motociclette della Polizia e dall’ammiraglia della Maglia Rosa. L’asfalto viscido impone la massima prudenza tecnica ai corridori. Il suono delle sirene si mescola alle incitazioni e ai fischi di gioia del pubblico che, riparato sotto ombrelli e giacche a vento, sfida le intemperie pur di spingere gli atleti verso la vetta. Subito dietro i ciclisti, la sfilata mozzafiato dei veicoli ufficiali, carichi di biciclette di scorta, evidenzia l’enorme sforzo logistico richiesto in condizioni climatiche così avverse.
Finita la discesa verso Roccamorice, è iniziata l’infernale ascesa finale: 13 chilometri complessivi, di cui ben 10 costantemente sopra il 9% di pendenza media, con spaventose punte massime al 14%. Una salita che si allunga visivamente fino all’Adriatico, ma che i corridori hanno potuto solo “soffrire”.
Ai 5 chilometri dal traguardo, la Maglia Rosa del portoghese Afonso Eulalio ha perso contatto, ed è stato in quel preciso istante che Vingegaard ha piazzato la stoccata decisiva. L’azzurro Giulio Pellizzari ha provato con immenso coraggio a tenere la ruota del danese, prima di alzare bandiera bianca e chiudere comunque con un eccellente quarto posto. Vingegaard ha tagliato il traguardo in solitaria fermando il cronometro a 6h09’15”, staccando di 13” l’austriaco Felix Gall e di 1’02” il britannico Hindley. Ottima la gestione del beniamino di casa, il teatino Giulio Ciccone, giunto settimo a 1’40” e spinto dal tifo incessante dei suoi fan del club ufficiale.
Al termine della frazione, Eulalio è riuscito comunque a difendere il primato: conserva la Maglia Rosa con 3’17” su Vingegaard e 3’34” su Gall. Ciccone si posiziona all’ottavo posto in classifica generale a 4’57”.
Subito dopo aver tagliato il traguardo, Giulio Ciccone ha commentato così la sua prestazione: «Oggi si sapeva che era una salita ripida, difficile. Conoscevo bene questa salita, ho rischiato un po’ perché ne valeva la pena, ma quando ho capito che non era il caso di insistere ho gestito diversamente. Posso dire che è andata secondo i piani, sapevo che sarebbe stata una tappa per gli uomini di classifica e l’abbiamo gestita di conseguenza».
Domani le emozioni ripartono da Chieti per l’ottava tappa, che condurrà la carovana fino a Fermo dopo 156 chilometri di saliscendi.



