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DON CARDENAS, SCUSE LAICHE E PERDONO DIVINO

di Luigi Liberatore

 Don Daniel Cardenas, l’ex parroco di Rivisondoli dovrà comparire alla fine di giugno davanti al giudice del tribunale di Sulmona per rispondere del reato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Il sacerdote, sospeso dalle funzioni dal vescovo di Sulmona, ebbe un incidente “in proprio”, cioè senza aver coinvolto altri, sulla statale 17 tra Sulmona e Pratola Peligna; perse il controllo dell’auto mentre faceva ritorno alla sua parrocchia e fu soccorso dal 118. Le analisi cui fu sottoposto per prassi quando si tratta di incidenti stradali furono inequivocabili, per non dire sacrosanti: Don Daniel guidava sotto l’effetto di sostanze psicotrope e a nulla valse che l’incidente avvenisse in località “Santa Brigida”. La Santa non venne in suo aiuto. Le cronache sono micidiali, non rispettano nessuno (meno male), sicchè quei giorni furono una specie di apocalisse per il parroco che dovette provare l’amarezza del giornalismo da strada e quella della sua “famiglia”, del clericato che poco tempo dopo lo mise nel Limbo. L’uso di droga non fa più notizia, anzi sembra che sia alimento quotidiano per i laici, un guaio tuttavia per gli ecclesiastici. Chi scrive, in maniera lieve ma non dogmatica, disse allora che Don Cardenas non andava crocifisso perché se pure avesse sbagliato da parroco andava capito da laico, perché il prete, un prete qualsiasi, prova un dolore, anzi il dolore per la solitudine che nemmeno il conforto di nostro Signore è capace di alleviare tra le fredde navate di una chiesa.Allora tutti contro Cardenas, pochi a sollievo del giovane parroco mandato in esilio a Roseto degli Abruzzi da cui spera di essere riportato alla luce divina.Ho letto che l’avvocato dell’ex parroco di Rivisondoli, giacchè Cardenas deve pure rispondere nel rito giurisdizionale, si appresti a stabilire la linea difensiva sul versante molto labile della assunzione della droga avvenuta in maniera accidentale. In questa vicenda ci sono alcuni aspetti che vanno espressi secondo il mio personale punto di vista. Suppongo che don Daniel abbia già chiesto perdono al Suo signore e che alla stessa maniera non sfugga alla giustizia terrena chiedendo, umilmente, di essere giudicato col più chiaro dei messaggi e non coi cavilli giuridici: Ho sbagliato. In quanto alla sua reintegra a parroco, spero che le valutazioni diocesane siano sostenute dal sentimento più che dalla ragione. In fondo pure il Cristo storico andò condannato per le sue predicazioni controil potere e quindi colpevole in senso laico; fu messo in croce e assolto. Si dia a don Daniel la stessa opportunità.    

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