DALLE RADICI ITALICHE ALLA NUOVA LUCE: CORFINIO RIABBRACCIA LA LAPIDE DEL “SACRO NOME” D’ITALIA
C’è un istante preciso nella storia antica in cui l’idea di una nazione ha preso forma tra le montagne d’Abruzzo, e quel momento ha oggi una nuova nitidezza. Quel “sacro nome” d’Italia, acclamato per la prima volta proprio tra le mura dell’antica Corfinium durante la Guerra Sociale del I secolo a.C., è tornato a stagliarsi con forza sul marmo che ne custodisce il ricordo. Si sono infatti conclusi i lavori di restauro della storica lapide commemorativa posizionata nel 1958 su uno dei due mausolei romani che vigilano l’area della Cattedrale di San Pelino. L’intervento, atteso da tempo, non è soltanto un’operazione di recupero architettonico, ma un atto di riconnessione con le radici identitarie di un intero popolo. Per sessantotto anni, la lastra — deposta originariamente in occasione del bimillenario ovidiano — ha sfidato l’erosione del tempo, il gelo e il sole cocente della valle, subendo alterazioni che rischiavano di cancellare per sempre le parole di un’epopea scolpita nella pietra.
Il cuore dell’operazione conservativa ha visto protagonista la dottoressa Anna Rita Di Nardo, che ha operato sotto la rigorosa supervisione dei funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo, garantendo che ogni passaggio rispettasse l’integrità del reperto. Al suo fianco, fondamentale è stato il contributo tecnico di William Di Luzio, il cui intervento ha permesso di ripristinare e consolidare le lettere deteriorate, restituendo alla lettura quel testo che definisce Corfinio “cuore della terra peligna” e “capitale dei confederati”.
Oggi, chi cammina all’ombra della Cattedrale può nuovamente leggere senza incertezze il monito che ricorda come qui nacque l’auspicio all’unione di tutte le genti della penisola. L’amministrazione comunale, nel dare notizia della fine dei lavori, ha voluto sottolineare come l’obiettivo non fosse solo estetico, ma profondamente civile: proteggere la memoria del sacrificio dei valorosi Italici, caduti per ideali di libertà e dignità che oggi, grazie a questo restauro, tornano a splendere come testimonianza viva per le future generazioni, affinché il senso di appartenenza a una patria comune non sbiadisca mai sotto l’azione dei secoli.




… ” libertà e dignità ” ma soprattutto per ottenere la cittadinanza Romana…