CENA INDIGESTA A SCANNO, TURISTI INTOSSICATI: TRE RISTORATRICI A PROCESSO PER CIBO NOCIVO
Quella che doveva essere una piacevole serata conviviale in uno dei borghi più suggestivi d’Abruzzo si è trasformata in un’odissea giudiziaria che ora entra nel vivo. Tre donne, componenti dello staff di un noto ristorante di Scanno, sono state rinviate a giudizio con l’accusa di commercio di sostanze alimentari nocive (articolo 444 del codice penale).
Il caso, che risale al settembre 2021, vede come parti lese tre turisti romani. I tre, dopo aver cenato nel locale, avevano accusato violenti malori gastrointestinali, finendo al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona.
Secondo l’impianto accusatorio, supportato dalle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Castel di Sangro e dagli accertamenti epidemiologici della Asl 1, i malori dei turisti sarebbero direttamente riconducibili alla cattiva conservazione e alla contaminazione dei cibi somministrati.
Il giudice predibattimentale, Emanuela Cisterna, ha ravvisato “ragionevoli previsioni di condanna”, fissando l’inizio del processo per il prossimo settembre e l’udienza chiave al 9 novembre. Le imputate – Bice Carfagnini, Maria Filomena Carfagnini ed Eugenia Michela Mancini – rischiano una pena che va dai sei mesi ai tre anni di reclusione.
Di parere diametralmente opposto la difesa, rappresentata dall’avvocato Giovanni Mastrogiovanni (che ricopre anche la carica di sindaco di Scanno). La strategia difensiva punta a scagionare totalmente il ristorante, basandosi su due punti cardine:
Assenza di altri casi: Nella stessa giornata, il locale ha servito numerosi altri clienti senza che venisse segnalata alcuna criticità.
L’ordinanza comunale: Proprio nei giorni dell’evento, a Scanno vigeva un divieto di uso dell’acqua per scopi alimentari a causa della mancanza dei requisiti di potabilità, problema poi rientrato dopo le controanalisi Asl. Secondo la difesa, sarebbe stata l’acqua, e non il cibo, a causare l’intossicazione.
Il confronto tra le perizie mediche e i dati dell’indagine epidemiologica sarà il cuore del processo. Mentre la Asl conferma lo stato di criticità rilevato all’epoca nell’attività, le ristoratrici si preparano a dimostrare la correttezza del proprio operato in aula, cercando di smontare il nesso di causalità tra la cena e il ricovero dei tre turisti.



