ARGOMENTI DI DIBATTITO PER LE ELEZIONI AMMINSTRATIVE DEL 2027. QUALE FUTURO PER L’AQUILA CHE VERRA’?
di Giosafat Capulli
L’AQUILA – Non chi, ma cosa! Tutti gli aquilani sanno che la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale è partita da tempo. Circolano i primi nomi per le candidature a sindaco, gossip al quale noi di ReteAbruzzo, per ora, non partecipiamo. Dopo 10 anni di giunte Biondi l’unico nostro interesse è cercare di sapere quale idea di L’Aquila del futuro hanno in mente gli schieramenti politici. Chi dovrà ricoprire la carica di primo cittadino per attuare il programma del futuro per l’intero comprensorio comunale, è questione che tratteremo a tempo debito. La scelta non è di nostra competenza.
L’AQUILA CITTA’ HA UN FUTURO DI CITTADINI E DI VITA CITTADINA?
Stando ai numeri resi noti qualche giorno fa dall’attuale primo cittadino, Pierluigi Biondi, la città storica è praticamente disabitata: 6400 persone. Aggiungiamo noi, che le piazze si riempiono occasionalmente per mercati e spettacoli; che non si vedono in giro decine di pullman di turisti per L’Aquila Capitale della cultura; che i negozi in centro chiudono e ci si accapiglia sui social con opinioni opposte. Alcuni commentano con insulti e odio, ma questo attiene alla cultura personale di cervelli avvelenati dall’ideologia. L’architetto Stefano Cardelli, con alcuni interventi analitici brillanti, sostiene in sintesi che una città senza cittadini di futuro ne ha poco. Massimo Prosperococco, noto analista cittadino, punta il dito sulla mancanza di rispetto e di programmazione operativa per permettere a tutti di vivere in una città che ora vede le barriere architettoniche troneggiare, e valuta la capacità amministrativa di Biondi e associati nella incapacità a realizzare scuole vere a 17 anni dal terremoto. Paolo Romano punta spesso il dito, nei suoi interventi, sulla mancanza di programmazione e sulla spesa pubblica dissennata della giunta Biondi, che i problemi non li risolve, se non a chiacchiere, attraverso una campagna mediatica affidata a testate “amiche”. C’è poi Fausto Corti, avvocato e analista politico, che individua negli sprechi di risorse pubbliche e nello sperpero di denaro pubblico il male dei mali.
AVVIATO L’ITER PER IL NUOVO PIANO REGOLATORE GENERALE.
I piani regolatori servono per impostare lo sviluppo comprensoriale del futuro. Siamo certi che non si continuerà a cementificare la prossimità della città con l’effetto di svuotare ulteriormente tutti i centri del comprensorio? Non la vediamo rosea la questione. Nei convegni si straparla di rivitalizzare i centri montani, nella realtà si segue la logica della massima cubatura intorno alla prima fascia cittadina. Di servizi diffusi sul territorio, da questo punto di vista, ve ne è traccia? Ne parla qualcuno fuori dalle sale dei convegni? Noi registriamo il nascere come funghi di nuovi centri commerciali a ridosso della città. Un altro modo per svuotare i centri montani. Borghi che sono veri e propri gioielli architettonici, ma che riempiono solo, attraverso foto artistiche, le pagine social, senza diventare centri turistici di richiamo. Il passato non esiste più, sottolinea in proposito Daniele De Santis. Ma se oltre al passato scompare anche la programmazione del futuro, la desertificazione del comprensorio non vedrà mai una inversione di tendenza.
LA TRAGEDIA DEMOGRAFICA TRA PERSONE CHE MUOIONO E BAMBINI CHE NON NASCONO.
Nell’Aquila intesa come area comprensoriale del futuro, questo tema fondamentale sarà presente nei programmi? Non si percepisce come emergenza vera il fatto che la popolazione invecchia e il nuovo non vede il sorgere del sole. Eppure questo nei prossimi anni diventerà il problema dei problemi. Soprattutto in termini di costi sociali, servizi sanitari in testa. Alcune forze politiche cittadine stanno cavalcando la paura, puntando su una presunta sicurezza che arriverebbe dalla cacciata dei migranti dal territorio. Non interessa loro, per ragioni elettorali, una politica di integrazione economica e sociale che pure c’è nelle campagne, negli allevamenti e nei cantieri della ricostruzione. No! E’ più semplice cavalcare la paura per la paura. Ma questa logica politica, se passasse veramente, affosserebbe ulteriormente le possibilità di una rinascita sociale ed economica del nostro comprensorio. Il futuro, si programma, certamente non stoppando di netto la mobilità umana legandola a razza, religione e condizione sociale di partenza dei singoli.




