L’AQUILA DELLA CULTURA PIANGE LA MORTE DI ANTONIO CENTOFANTI: RAFFINATO INTELLETTUALE FONDATORE DEL TEATRO L’UOVO
di Giosafat CapulliĀ
L’AQUILA – E’ morto Toto’ Centofanti. Si ĆØ spento il suo sguardo mite, sfumate in cielo le sue parche parole, sempre precise. Antonio Centofanti ( Toto’ per tutti), ha illuminato L’Aquila della Cultura formando un trio perfetto con Maria Cristina Giambruno e Antonio Massena: in sintesi la Compagnia Teatrale L’uovo. Quindi la grandezza del San Filippo. Non ha avuto la soddisfazione in vita (sarebbe stato un atto dovuto), di una targa alla riapertura del San Filippo, ma grande com’era intellettualmente, visti i tempi che corrono, non ci sperava neanche. Era l’uomo del fare, non dell’apparire. Antonio ĆØ morto ieri, confortato dalle carezze di Maria Cristina Giambruno, della figlia e dalla commozione dell’amico di una vita, Antonio Massena, che lo ricorda cosƬ: “Un ricordo di un collega di lavoro, un amico fraterno con il quale ho condiviso un lungo percorso artistico e in primis il progetto della ācasaā de LāUovo, il Teatro San Filippo. Antonio Centofanti, fine intellettuale, con una profonda conoscenza di tutto quello che ruotava attorno al teatro e allāarte in generale, ĆØ stato una persona dalla disponibilitĆ unica, con una sua peculiare e speciale caratteristica: sapeva come porsi e come trattare āalla pariā i bambini e i ragazzi, i primi nostri referenti. Non li obbligava mai alla partecipazione ma aspettava che fossero loro a interessarsi a ciò che lui, in maniera molto pacata, proponeva. Lo si vedeva, specie nei primi anni, attorniato e quasi soffocato da decine di bambini e ragazzi che partecipavano ai suoi laboratori. Di una precisione maniacale nello scrivere un articolo, un programma di sala, un progetto, financo una semplice lettera: ogni parola aveva la sua giusta collocazione e il suo giusto peso nel contesto dello scritto. Mai nulla era lasciato al caso o a una possibile maldestra interpretazione del lettore. Carattere schivo ma di una dolcezza infinita, disponibile con tutti, anche fin troppo, mai autoritario: in tutti gli anni passati assieme rarissimamente gli ho sentito alzare il tono della voce, al contrario di me. Ma quelle rare volte in cui accadeva, incuteva un timore reverenziale. Riusciva a lavorare in un disordine ordinato: la sua scrivania era talmente zeppa di carte, documenti, locandine, manifesti, giornali che nessuno, al di fuori di lui, sarebbe riuscito a trovare qualcosa. E quando era interamente coperta, cāera la possibilitĆ che prendesse possesso di qualche altro tavolo, scrivania o sedia. Un comune amico un giorno gli disse: āTotò, ma stai traslocando?ā, āno, e la tua ironia ĆØ fuori luogo, visto che ti riferisci a questo apparente disordine di carte che disordine non ĆØ, essendo questo un mio preciso metodo di catalogazioneā. Per comprendere anche se parzialmente la sua personalitĆ , prendo a prestito alcune battute di unāintervista rilasciata ad Angelo De Nicola. Il tratto principale de LāUovo Lāutopia. Che ĆØ poi quella che lāha fatto nascere trentāanni fa. Siccome non ci piaceva la dimensione del mero andare a teatro, ci dicemmo: perchĆ© non ce lo costruiamo noi, un pubblico? Di qui la scelta di puntare sui giovani, sullāinnovazione, sulla ricerca. Unāutopia che resta il tratto principale dellāoggi: la volontĆ di fare teatro mantenendo lāautonomia dalla politica. E poi tre domande e tre risposte che racchiudono la sua analisi acuta (era il mese di settembre 2008).
Il principale difetto de LāUovo? Di sicuro questa istanza di autonomia e indipendenza. Sarebbe molto più facile ācorteggiareā la politica. Il sogno di felicitĆ de LāUovo? La continuitĆ . Che cioĆØ questa utopia vada avanti anche dopo di noi riuscendo sempre a trovare le attenzioni necessarie per darsi continuitĆ . Quale sarebbe la più grande disgrazia per LāUovo Appunto che chiuda, che finisca lāutopia. E questo non lo dico per me o per altri āpadriā e āfigliā di questa idea, ma poichĆ© il venir meno significherebbe la fine di una filosofia di vita che non ĆØ soltanto certamente la nostra”.
Commosso anche il ricordo del Teatro Stabile D’AbruzzoĀ
Alle famiglie Centofanti, Giambruno e Massena un grande abbraccio dalla redazione di ReteAbruzzo.Ā
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