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DIECI GIORNI FINO AD ASSISI: È ARRIVATO ALLA META IL CAMMINO DI CIRO PACE

E’ ARRIVATO AD ASSISI DOPO DIECI GIORNI DI CAMMINO. CIRCA 250 Km  PERCORSI CON FATICA, FEDE E SPERANZA SULLE ORME DI SAN FRANCESCO

Dieci giorni di cammino, centinaia di chilometri percorsi a piedi, pioggia battente, salite interminabili, un ginocchio dolorante e spesso poco cibo nello zaino. Ma soprattutto una straordinaria forza interiore che ha spinto Ciro Pace ad andare avanti, passo dopo passo, lungo il cammino francescano che da Roma conduce fino ad Assisi. Non è stato soltanto un viaggio fisico. È stato un pellegrinaggio dell’anima, un’esperienza umana e spirituale vissuta nel segno del pensiero di San Francesco, tra silenzi, incontri e riflessioni profonde. Un percorso affrontato con sacrificio e determinazione, ma anche con gratitudine verso tutte le persone incontrate lungo la strada. La partenza è avvenuta da Roma, città simbolo della cristianità e punto d’inizio di un itinerario che ha subito messo alla prova il pellegrino. Le prime tappe verso Rieti hanno alternato pioggia e stanchezza, costringendo Ciro a convivere con il freddo e con le difficoltà del cammino. Eppure, proprio nelle ore più dure, è emerso lo spirito francescano che ha accompagnato tutto il viaggio: accettare la fatica con umiltà e trasformarla in occasione di crescita interiore. Da Rieti il percorso è proseguito verso Poggio Bustone, luogo caro alla memoria di San Francesco. Qui, immerso nel silenzio dei monti reatini, Ciro ha trovato uno dei primi momenti di raccoglimento profondo. Le parole del Santo di Assisi sembravano risuonare tra i boschi e le pietre antiche del santuario, ricordando al pellegrino il valore della semplicità e della fraternità. La discesa verso Piediluco e Marmore ha regalato scorci mozzafiato, ma anche nuove difficoltà fisiche. Il dolore al ginocchio ha iniziato a farsi sentire in modo sempre più intenso. Ogni passo è diventato una prova di resistenza. Nonostante questo, Ciro non si è fermato. Ha stretto i denti e ha continuato il cammino, sostenuto dalla convinzione che ogni sofferenza potesse trasformarsi in insegnamento. Tra Arrone e Ceselli il viaggio ha assunto un volto ancora più umano. In piccoli borghi e lungo sentieri isolati, il pellegrino ha incontrato persone semplici che gli hanno offerto acqua, a volte frutta, un sorriso o semplicemente qualche parola di incoraggiamento. Gesti piccoli, ma capaci di lasciare un segno profondo. “Quando cammini per giorni – ha raccontato Ciro – comprendi che la vera ricchezza non è ciò che possiedi, ma ciò che gli altri sono disposti a condividere con te”. L’arrivo a Spoleto ha rappresentato una tappa importante, quasi una rinascita dopo i momenti più difficili. Le antiche pietre della città umbra hanno accolto il pellegrino stanco ma determinato, pronto a ripartire verso Campello sul Clitunno e la Fascia Olivata. Tra Campello e Trevi il viaggio si è trasformato sempre di più in un’esperienza spirituale. Gli ulivi secolari, il silenzio dei sentieri e gli eremi immersi nel verde hanno accompagnato Ciro in una dimensione quasi contemplativa. A Bovara, davanti all’Olivo di Sant’Emiliano, considerato uno degli ulivi più antichi d’Italia, il pellegrino si è fermato a lungo in silenzio. “Davanti a quell’albero – ha detto – ho sentito il peso del tempo e insieme la forza della fede. Alcuni luoghi riescono davvero a parlare all’anima”. La successiva tappa verso Spello ha regalato nuovi incontri e nuove emozioni. Nonostante la stanchezza accumulata, la meta finale iniziava ormai a sentirsi vicina. Ogni chilometro percorso diventava una riflessione sulla vita, sulle difficoltà affrontate e sulla capacità dell’uomo di rialzarsi anche nei momenti più duri.Infine Assisi. L’ingresso nella città di San Francesco ha avuto il sapore della conquista interiore prima ancora che fisica. Dopo dieci giorni tra pioggia, fatica, dolori e sacrifici, Ciro Pace ha raggiunto il luogo simbolo della pace e della spiritualità francescana con il cuore colmo di emozione. Non è arrivato soltanto un uomo che ha completato un cammino. È arrivato un pellegrino cambiato dall’esperienza vissuta. Questo viaggio ha raccontato molto della sua personalità: la capacità di resistere alle difficoltà, la volontà di non arrendersi davanti al dolore, il desiderio di cercare un significato più profondo nelle cose semplici. Ma soprattutto ha mostrato come il pensiero di San Francesco possa ancora oggi parlare agli uomini attraverso il silenzio della natura, l’incontro con gli altri e la forza della condivisione. Passo dopo passo,  tra le ferite del cammino, Ciro Pace ha trasformato il viaggio in una lezione di vita, fede e umanità. Il cammino di Ciro Pace da Roma ad Assisi ci ricorda una verità semplice e profonda: la serenità non nasce dall’accumulare, ma dal saper rallentare, ascoltare e condividere il viaggio con gli altri. Passo dopo passo emerge l’idea che basterebbe davvero poco per vivere felici: un ritmo più umano, relazioni sincere, il rispetto reciproco e la capacità di apprezzare ciò che conta davvero. È questo uno degli insegnamenti più belli che Ciro ci lascia: la tranquillità della vita si costruisce nella semplicità e nella vicinanza agli altri. A testimonianza di quanto la vicinanza agli altri sia il vero cuore del cammino, Ciro a Santa Maria degli Angeli è stato accolto con affetto ed ospitato da Silvana Pacchiarotti presidente dell’associazione Punto Rosa, da Russo Antonio, presidente del Piatto di Sant’Antonio, e da suor Alma, appartenente all’ordine delle Suore Francescane fondato dalla beata Barbara Micarelli. Proprio a Pratola Peligna si conserva il celebre manto che la Micarelli realizzò per la Madonna della Libera, segno di una tradizione di fede, accoglienza e umanità che ancora oggi continua a unire le persone lungo il cammino della vita.

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