COMUNE L’AQUILA. TOMASSONI (GRUPPO MISTO): CINEMA MASSIMO CHIUSO. DOVE STA LA RIQUALIFICAZIONE URBANA E SOCIALE?
L’AQUILA – Lāinterrogazione discussa oggi in Consiglio più che un atto ispettivo ĆØ un impegno verso i cittadini e la memoria storica di spazi che non sono meri edifici, ma lāanima sociale della nostra comunitĆ . Recuperare questi preziosi luoghi di aggregazione significa contribuire a ridare vita al centro storico, lasciarli nell’oblio significa tradire lāidentitĆ stessa della cittĆ .
Ć quanto afferma il consigliere comunale Alessandro Tomassoni (Gruppo Misto), che lancia lāallarme sul recupero del Cinema Massimo, simbolo di una ricostruzione culturale o lenta o ferma al palo, da anni un cantiere inattivo, polveroso e impacchettato, nonostante annunci ottimistici. La mia iniziativa ha squarciato il velo di una narrazione ufficiale ben lontana dalla realtĆ ,ā incalza Tomassoni. āI fatti dicono che il Cinema Massimo, tra ritardi progettuali e incertezze burocratiche, non riaprirĆ prima del 2029, come ammesso oggi in aula. Un fallimento certificato, tra lāaltro, anche dalle dure osservazioni della Soprintendenza, che ha bocciato unāimpostazione progettuale troppo modernista a scapito del restauro conservativo, necessario per tutelare gli elementi storici e identitari della struttura tanto cara agli aquilani.
āNon si può essere soddisfatti ā prosegue ā perchĆ© emerge una realtĆ diversa da quella raccontata finora: una narrazione piena di contraddizioni e āmanovre di distrazioneā, la veritĆ ĆØ che il progetto, peraltro oneroso, ĆØ stato impostato male sin dallāinizio, e da lƬ derivano criticitĆ e ritardi ormai evidenti.
āA gennaio 2026, in concomitanza con il deposito della mia interrogazione, ĆØ spuntato lāannuncio dellāapprovazione del progetto esecutivo, solo poche settimane fa, a ridosso del Consiglio, quello sulla gara per i lavori del secondo lotto. Ma basta guardare il ācantiereā per capire la contraddizione: il progetto di fattibilitĆ tecnico-economica risale al 2020 (DGC n. 545/2020) e i circa 7 milioni annunciati oggi non sono nuove risorse, ma fondi giĆ stanziati dal CIPESS tra il 2016 (n.48) e il 2018 (n.24) per euro 4 milioni e 254 mila, poi integrati nel 2024 (n.58). Spacciare per novitĆ fondi in dote da quasi un decennio ĆØ fuorviante.ā
āDunque il bilancio ĆØ abbastanza impietoso nella cittĆ Capitale della cultura in corso – prosegue il Consigliere del Gruppo Misto -: un Cinema che non riaprirĆ
prima del 2029, un Teatro Comunale ancora assente dopo 17 anni e che riavremo, probabilmente, solo per lo scorcio finale di āLāAquila Capitale della Cultura 2026ā, un Teatro San Filippo riaperto soltanto da qualche settimana, diversi altri spazi culturali cittadini ancora senza certezze sui tempi di recupero.
āUnāinerzia che incide inevitabilmente sul modello di cittĆ . la vera sfida ĆØ costruire una comunitĆ viva ogni giorno, restituendo centralitĆ alla qualitĆ della vita, ai servizi essenziali, agli spazi di socialitĆ , alla cultura accessibile e alle condizioni che permettono a cittadini, famiglie, giovani e attivitĆ economiche di vivere stabilmente il centro storico.
LāAquila avrebbe bisogno di una prospettiva organica e duratura, non di interventi frammentati o legati alle scadenze elettorali: non bastano iniziative episodiche o importate da altre realtĆ se non si rafforza prima il tessuto locale e i suoi luoghi di aggregazione, fisici e culturali, come non pensare al mercato cittadino in Piazza Duomo, alle piazze vissute ogni giorno, agli spazi di socialita’vera come Cinema, sale studio, biblioteche.
āEd ĆØ proprio questo il nodo politico e amministrativo che oggi, purtroppo, resta ancora irrisolto: senza una strategia complessiva, eventi e manifestazioni, pur di pregio, rischiano di restare episodi isolati, fini a sĆ© stessi, incapaci di generare continuitĆ , sviluppo e una reale qualitĆ urbana. Serve invece una visione integrata che tenga insieme economia, socialitĆ e cultura nella vita quotidiana della cittĆ , non solo nei weekend di bella stagioneā ā conclude Tomassoni.



