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TUMORE. BATTERI BIRBANTI: LA TRESCA CHE FA IMPAZZIRE IL PANCREAS

di Marco Zambianchi*
PARMA – In questi giorni si parla tanto di tumore al pancreas perché, purtroppo, questa brutta bestia sta diventando sempre più comune, mentre tanti altri tumori stanno invece calando grazie a prevenzione e screening.
Immaginate il pancreas come quel vicino di casa tranquillo che all’improvviso decide di organizzare feste rumorose ogni notte: i casi sono in aumento, la diagnosi arriva spesso quando è già tardi (solo uno su cinque si becca il tumore in fase operabile) e la sopravvivenza a cinque anni resta bassa, intorno al 10-13%. È come giocare a poker con una mano terribile e il banco che barava.
Però proprio in queste settimane di primavera 2026 sono uscite notizie di trial clinici promettenti: certi farmaci sperimentali, combinati con la chemio, stanno raddoppiando la sopravvivenza a un anno in alcuni pazienti con malattia avanzata. È come se finalmente qualcuno avesse trovato il jolly nel mazzo. Ci sono anche vaccini a mRNA personalizzati e robot vari in arrivo, quindi tra allarme epidemiologico e spiragli di speranza i giornali vanno a nozze.
Ora la parte più interessante: il tumore al pancreas e i microbi si conoscono fin troppo bene e il rapporto è una vera e propria tresca a due vie. Non è che un batterio singolo sia il colpevole come l’Helicobacter per lo stomaco, ma il microbiota intero recita una parte da cattivo comprimario. Pensate al microbiota come a un condominio di minuscoli inquilini che vivono dentro di noi. Quando il condominio è in disordine (si chiama disbiosi), scoppia il casino.
Nel cavo orale, certi batteri come il Porphyromonas gingivalis e qualche fungo birbante, quelli della parodontite, sono come i vicini che lasciano sempre la spazzatura fuori e organizzano rave. Deglutendoli, questi tipacci possono migrare verso il pancreas attraverso i dotti come topi nelle tubature. Una volta lì, provocano infiammazione cronica, graffiano il DNA delle cellule e preparano il terreno per il tumore. Studi enormi hanno visto che chi ha un profilo orale “sporco” ha un rischio fino a tre volte e mezzo più alto di sviluppare questo cancro anni dopo.
Poi c’è l’intestino, il grande centro commerciale del microbiota. Nei pazienti con tumore al pancreas spesso si trova un vero e proprio quartiere degradato: pochi batteri buoni e gentili (quelli che producono sostanze anti-infiammatorie) e troppi teppisti. Questi ultimi bucano la barriera intestinale come vandali che rompono il vetro, fanno passare schifezze nel sangue e mandano segnali che spengono le difese immunitarie. È come se il sistema immunitario ricevesse un messaggio WhatsApp che dice “tranquillo, è tutto a posto” mentre il tumore sta allestendo un rave distruttivo.
E la cosa più folle? Il tumore stesso ospita un suo proprio microbioma intratumorale, più ricco e variopinto di quello di un pancreas sano. È come se il cancro avesse creato un night club privato dentro di sé, pieno di batteri che lo aiutano a crescere, a resistere ai farmaci e a tenere lontane le cellule immunitarie buone. Esperimenti sui topi lo dimostrano chiaramente: sterilizzi il microbiota con antibiotici e il tumore rallenta; gli trapianti il microbiota “cattivo” e il tumore accelera come una Ferrari.
In pratica, i microbi non sono la causa unica, ma sono complici perfetti: alimentano l’infiammazione, spengono le difese, aiutano il tumore a nascondersi e a diventare resistente. Interagiscono anche con altri fattori come fumo, obesità e dieta, come una gang che si allarga.
La buona notizia è che i ricercatori stanno già studiando come calmare questo condominio: probiotici, prebiotici, trapianti di microbiota mirati o molecole prodotte dai batteri buoni potrebbero diventare armi extra per diagnosi precoce e terapie migliori.
Insomma, il tumore al pancreas è un nemico tosto, ma capire che ha questi alleati microbici invisibili ci sta dando nuove strade per combatterlo. Nel frattempo, lavarsi i denti con impegno e mangiare fibre come se non ci fosse un domani resta un’ottima mossa per tenere il condominio microbiotico in ordine. La scienza va avanti e per una volta sembra che stia iniziando a vincere qualche mano contro questo avversario scorretto.

*Microbiologo Università di Parma 

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