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LUPI AVVELENATI NEL PARCO, LA PROCURA SEGUE LA PISTA DELLA MAFIA DEI PASCOLI

SULMONA – Dietro la strage di lupi avvenuta nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise potrebbe celarsi un intreccio di interessi legati alla cosiddetta “mafia dei pascoli”. È questa una delle ipotesi investigative più accreditate dalla procura della Repubblica di Sulmona che sta cercando di fare luce sull’uccisione di numerosi animali protetti tra Abruzzo e Alto Sangro, in un’inchiesta che si allarga sempre di più e che punta a ricostruire eventuali interessi economici e intimidatori dietro gli avvelenamenti.

Al centro dell’indagine ci sono alcune aree agro-pastorali dove, secondo quanto emerso, sarebbero ancora diffuse pratiche illegali conosciute come “pulizie di primavera”, operazioni finalizzate a liberare i pascoli dalla presenza di predatori prima della monticazione del bestiame. Una pratica che oggi assume contorni criminali e che, per gli investigatori, potrebbe essere collegata anche alla gestione dei terreni e ai fondi della Politica Agricola Comune.

L’attenzione degli inquirenti si concentra infatti sul controllo degli appezzamenti agricoli, elemento determinante per l’ottenimento dei contributi europei. Secondo indiscrezioni, soggetti provenienti da fuori regione avrebbero tentato di acquisire terreni nella zona, trovando però l’opposizione di alcune amministrazioni locali. In questo contesto, la morte dei lupi potrebbe assumere anche il significato di un messaggio intimidatorio.

A spingere verso questa pista sarebbero stati gli stessi agricoltori locali che gestiscono le loro aziende nel rispetto delle regole. Negli ultimi giorni alcuni allevatori sono stati ascoltati informalmente dagli investigatori proprio in relazione a possibili interessi sugli indennizzi e sui terreni ricadenti nell’area interessata dagli avvelenamenti.

Intanto proseguono gli accertamenti avviati dai carabinieri forestali che nei giorni scorsi hanno effettuato acquisizioni documentali nella sede del Parco. Le verifiche riguardano soprattutto atti e pratiche degli ultimi due anni legati alla concessione di aree e agli indennizzi. Tra quelle carte, secondo gli investigatori, potrebbero emergere elementi utili per comprendere il contesto nel quale sono maturati gli episodi di bracconaggio.

L’associazione ambientalista Salviamo l’Orso parla apertamente di una strategia criminale organizzata per colpire il Parco e intimidire chi applica le norme a tutela delle specie protette.

Pesantissimo il bilancio dei ritrovamenti: sono 22 i lupi morti rinvenuti tra Pescasseroli, Bisegna, Alfedena, Barrea e Corcumello, ai quali si aggiungono diverse volpi e poiane trovate anch’esse avvelenate. Gli episodi hanno interessato sia aree interne al PNALM sia territori esterni.

Particolarmente inquietante il ritrovamento avvenuto ad Alfedena, dove è stato scoperto un sacco contenente carne contaminata presumibilmente utilizzata come esca avvelenata. Tutto il materiale sequestrato è ora al vaglio degli investigatori.

Le analisi tossicologiche effettuate sui campioni raccolti tra Pescasseroli e Alfedena hanno consentito di individuare nei fitofarmaci la sostanza utilizzata per uccidere gli animali. I veleni sarebbero stati inseriti all’interno di bocconi di carne poi sigillati in sacchetti di plastica, dettaglio che confermerebbe la premeditazione dell’azione. La Procura ha disposto ulteriori accertamenti proprio sui sacchetti recuperati nella speranza di riuscire a identificare i responsabili.

Nel frattempo continuano i controlli a tappeto nelle aree interessate con quindici uomini impegnati tra forze dell’ordine e guardie del Parco. Un’attività considerata fondamentale per impedire nuovi episodi e per tutelare un patrimonio naturalistico tra i più importanti d’Italia.

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