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MARCHIONE: L’ARTISTA CHE LASCIA IL SEGNO. A VIA VERDI UNA PERSONALE MOZZAFIATO SULL’AQUILA A COLORI

di Massimo Liofredi

L’AQUILA – ā€œL’Aquila a Coloriā€ a Via Verdi. Personale dell’artista Marchione: quando la pittura naĆÆf ridĆ  memoria e futuro alla cittĆ . C’è un pittore che sta facendo qualcosa di raro: restituire L’Aquila agli aquilani, ma a colori. Tele dense, cariche, vive. Una tecnica che profuma di naĆÆf, di stupore bambino, eppure lucidissima nel racconto. Ogni quadro ĆØ un atto d’amore. Dopo il 6 aprile 2009, L’Aquila ĆØ stata raccontata in grigio: macerie, ponteggi, transenne. Questo artista fa l’opposto. Prende la Fontana Luminosa e la riempie di piccoli personaggi che passeggiano, ridono, vivono. La luce non ĆØ solo quella dei lampioni: ĆØ quella del colore che esplode, che scalda, che dice ā€œsiamo ancora quiā€. Lo stesso accade con San Massimo, con la Basilica di Collemaggio, con gli angoli di piazza Duomo. Non sono cartoline. Sono piazze abitate. Ogni finestra ha una storia, ogni sanpietrino ha un passo. La sua ĆØ una tecnica di ā€œarricchimentoā€: aggiunge vita dove il sisma aveva tolto, abbellisce senza nascondere la cicatrice. Ricorda, ma per andare oltre.
Il quadro del Teatro: un simbolo che merita casa. Tra le opere spicca una tela dedicata al Teatro Comunale. Meravigliosa, struggente, necessaria. Il Teatro oggi ĆØ un cantiere, ĆØ logica di gru e restauri. Lui lo dipinge com’era e come sarĆ : pieno, elegante, vivo. Quel quadro non può stare in un magazzino. Meriterebbe di accogliere i visitatori nel foyer, il giorno in cui il sipario tornerĆ  ad alzarsi. PerchĆ© un teatro non ĆØ solo mura: ĆØ immaginario. E quel quadro ĆØ giĆ  parte dell’immaginario della L’Aquila che verrĆ .
NaĆÆf, ma non ingenuo
La sua mano si avvicina al naĆÆf: prospettive affettuose, dettagli minuziosi, colori pieni, personaggi minimi che però muovono la scena. Ma non c’è ingenuitĆ . C’è consapevolezza storica. Ogni monumento ĆØ scelto, ogni colore ĆØ una presa di posizione: L’Aquila non ĆØ un rudere da compatire, ĆØ una cittĆ  da celebrare.
Questi quadri meriterebbero le sale del Comune. Non per vezzo, ma per funzione pubblica. Mettere ā€œL’Aquila a Coloriā€ nelle stanze dove si decide significa ricordare ogni giorno agli amministratori com’era, com’è e come deve tornare ad essere la cittĆ : abitata, colorata, viva. Significa dare ai cittadini e ai turisti un percorso visivo della memoria e della rinascita.
La Fontana Luminosa, Collemaggio, San Massimo, il Teatro: sono i luoghi simbolo. Lui li ha giĆ  ricostruiti sulla tela. Ora tocca a noi ricostruirli nella realtĆ , con la stessa ostinazione al colore.
Un quadro non riapre una scuola né fa tornare un negozio. Ma può ricordare a una comunità chi è. Questo pittore sta facendo un lavoro civile, prima ancora che artistico. E una città che dimentica i suoi artisti, dimentica sé stessa.
Se il Comune cerca un simbolo per L’Aquila del futuro, non servono altri convegni. Basta una parete. E un quadro. Anzi, tanti.
L’Aquila a colori esiste giĆ . Bisogna solo avere il coraggio di appenderla. Andate gente, andate in via Verdi ad omaggiare un artista che ha ridato ā€œil colore a L’Aquilaā€. ā€Ž

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