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DIECI ANNI SENZA RISPOSTE: IL MISTERO DI VINCENZO PERRUZZA RESTA APERTO

Dieci anni senza risposte: il mistero di Vincenzo Perruzza resta aperto

C’è una domanda che a Popoli Terme continua a riecheggiare da quasi dieci anni, senza trovare risposta. È la stessa che familiari, amici e conoscenti si pongono dal 20 novembre 2017, il giorno in cui Vincenzo Perruzza scomparve nel nulla lasciando dietro di sé soltanto inquietudine, silenzi e un dolore che il tempo non è riuscito ad attenuare.

Oggi quella vicenda torna al centro dell’attenzione dopo che il tribunale ordinario di Pescara ha disposto la pubblicazione dell’estratto della richiesta di morte presunta, avvenuta lo scorso 20 aprile. Da quel momento decorrono sei mesi entro i quali chiunque abbia notizie dell’uomo può rivolgersi al tribunale.

“È una storia triste. Vivere con il fiato sospeso e con questo tormento è qualcosa di cruento. Sono trascorsi dieci anni e il tribunale ha autorizzato la pubblicazione della richiesta di morte presunta. Si invita chiunque abbia notizia di Vincenzo a farsi avanti entro i prossimi sei mesi al tribunale di Pescara”, spiega l’avvocata Giovanna Mascioli.

Ma quella di Vincenzo Perruzza continua a essere una scomparsa avvolta nel mistero. Il commercialista in pensione, 74 anni, residente a Popoli Terme, uscì di casa quella mattina senza più fare ritorno. Da allora nessuno lo ha più visto.

A rendere ancora più enigmatico il caso furono le circostanze del ritrovamento della sua auto, una Toyota Auris ibrida grigio metallizzato, rinvenuta vicino al fiume Giardino. La vettura era parcheggiata ordinatamente lungo una stradina che costeggia il corso d’acqua e le chiavi erano state lasciate sull’antenna della radio, particolare che fece subito temere il peggio.

L’allarme scattò nelle prime ore del mattino. La moglie, Caterina Lucarelli, preoccupata per l’assenza del marito, chiamò il figlio Giovanni poco prima delle 8. I controlli nell’abitazione di corso Gramsci aumentarono l’angoscia della famiglia: sul tavolo erano rimasti cellulare, portafogli, patente, occhiali e chiavi di casa. Tutti oggetti che Vincenzo portava sempre con sé.

L’uomo, nonostante la pensione, aveva mantenuto l’abitudine di raggiungere ogni mattina lo studio professionale del figlio, dove trascorreva qualche ora leggendo il giornale e sistemando documenti. Quel giorno, però, non arrivò mai.

I familiari denunciarono subito la scomparsa, anche perché Perruzza soffriva di diabete e negli ultimi tempi appariva molto provato psicologicamente, preoccupato dalle sue condizioni di salute e dal timore di diventare un peso per i propri cari.

Le ricerche mobilitarono per giorni carabinieri, vigili del fuoco, volontari e protezione civile. Furono battute le zone montuose attorno a Popoli, gli argini del fiume e le aree vicine al luogo del ritrovamento dell’auto, con l’ausilio di elicotteri e cani molecolari. Ma di Vincenzo Perruzza nessuna traccia.

Un amico di famiglia, dopo aver letto gli appelli diffusi sui social, segnalò di aver notato l’auto vicino al fiume. Da quel momento, però, il vuoto.

Oggi, a quasi dieci anni dalla scomparsa, restano soltanto interrogativi e una ferita mai rimarginata. I familiari preferiscono il silenzio, un silenzio carico di dolore e speranza, perché il tempo trascorso non ha cancellato l’angoscia del primo giorno. E quella domanda continua a tornare, ostinata, nella mente di chi gli voleva bene: “Vincenzo, che fine hai fatto?”.

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