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VIOLENZA IN FAMIGLIA A PRATOLA: SOSPESA LA POTESTÀ GENITORIALE A UN 36ENNE

Un quadro di violenze sistematiche, isolamento e minacce agghiaccianti ha portato il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila a disporre la sospensione della potestà genitoriale per un 36enne di Pratola Peligna. L’uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori ai danni dell’ex compagna, del figlio minore e dell’ex suocero.

Secondo le ricostruzioni contenute negli atti, la convivenza era diventata per la donna un’esperienza “dolorosa e mortificante”. Il 36enne avrebbe messo in atto un controllo ossessivo sulla vita della compagna, arrivando a: monitorare costantemente il suo telefono cellulare; sostituirsi a lei, inviando messaggi a parenti e amici per carpirne informazioni; isolarla socialmente, allontanandola progressivamente dai propri affetti per ridurla in uno stato di totale soggezione psicologica.

Le violenze non erano solo morali. Durante le discussioni, l’uomo era solito lanciare oggetti e, in un episodio di inaudita gravità, avrebbe colpito la donna con una scarpa all’altezza del ventre mentre lei era in stato di gravidanza.

La spirale di violenza ha subito una svolta nell’ottobre 2025, quando i familiari della donna hanno segnalato la situazione ai servizi sociali. Per tutelare l’incolumità della madre e del bambino di soli otto anni, è stato disposto il loro trasferimento in una struttura protetta.

Tuttavia, il provvedimento non ha fermato il 36enne. Non accettando l’allontanamento e attribuendone la colpa all’ex, l’uomo ha intensificato le condotte persecutorie con telefonate e messaggi carichi di insulti e minacce di morte. Tra le frasi più scioccanti intercettate dagli inquirenti, quella rivolta proprio al figlio: “Può anche morire”, avrebbe affermato l’uomo, pur di riottenerne la custodia.

Le minacce si sono tradotte in violenza fisica anche verso il padre della donna, aggredito con uno schiaffo che lo ha fatto cadere a terra, causandogli lesioni. Nonostante l’intervento delle autorità, le intimidazioni sarebbero proseguite nel tempo.

I reati contestati dalla Procura riguardano i maltrattamenti in famiglia e lo stalking, aggravati dalla reiterazione delle condotte e dal fatto di essere avvenuti all’interno del nucleo familiare. La decisione del Tribunale dell’Aquila di sospendere la potestà genitoriale rappresenta un passo fondamentale per garantire la sicurezza delle vittime in attesa del processo.

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