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STRAGE DI LUPI NEL PNALM: LA PROCURA DI SULMONA ACQUISICE GLI ATTI DEL PARCO

Si accendono i riflettori della magistratura sulla gestione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona ha avviato ufficialmente un’importante attività investigativa che punta a fare luce sugli ultimi due anni di amministrazione dell’ente, scossa da un’inquietante scia di sangue animale.

Nella mattinata di oggi, i Carabinieri e i Carabinieri Forestali hanno dato esecuzione a un decreto di acquisizione di documenti, prelevando materiale cartaceo e digitale presso le sedi del Parco. L’obiettivo degli inquirenti è analizzare a fondo gli atti ufficiali e i verbali redatti dall’ente per individuare eventuali responsabilità o omissioni nella gestione dell’emergenza che sta colpendo la fauna selvatica.

Il cuore dell’indagine riguarda la gravissima vicenda registrata a metà aprile, quando nel territorio protetto sono state rinvenute ben 24 carcasse di animali. Di queste, 21 appartenevano a lupi, distribuiti in un’area vasta che tocca i comuni di Pescasseroli, Villetta Barrea, Barrea, Alfedena e Bisegna.

Secondo i primi riscontri, la maggior parte degli esemplari sarebbe stata uccisa tramite avvelenamento. Un episodio brutale che ha riacceso antiche tensioni tra l’ente Parco, le comunità locali e gli operatori del settore agricolo, esasperando il clima di convivenza in queste zone della Marsica e dell’Alto Sangro.

Oltre alla perdita dei lupi, l’uso del veleno ha sollevato un allarme rosso per la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano. Con una popolazione stimata di appena sessanta esemplari, il rischio che i predatori possano finire vittime delle stesse esche letali è altissimo, mettendo a repentaglio decenni di sforzi per la conservazione della specie.

Le azioni della Procura puntano a fare chiarezza su una situazione estremamente delicata, al fine di garantire la salvaguardia degli ecosistemi e ristabilire un clima di convivenza equilibrata tra uomo e natura.

L’inchiesta dovrà ora stabilire “cosa sia andato storto” all’interno dei confini del Parco, cercando di ricostruire la dinamica degli eventi e, soprattutto, di individuare i responsabili di quello che appare come un vero e proprio attacco al cuore della biodiversità italiana.

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