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PALAZZINA SEQUESTRATA A RIVISONDOLI: UN IMPUTATO SCEGLIE IL RITO ABBREVIATO

Palazzina sequestrata a Rivisondoli, un imputato sceglie il rito abbreviato: processo il 4 giugno

Prende una strada diversa il procedimento giudiziario sulla presunta lottizzazione abusiva della palazzina in costruzione a Rivisondoli, finita sotto sequestro nei mesi scorsi nell’ambito di una complessa inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Sulmona. Uno dei quattro imputati, Marco Di Stefano, ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato.

La decisione ĆØ stata formalizzata davanti al giudice pre dibattimentale del tribunale di Sulmona, Emanuela Cisterna, che ha fissato l’udienza per la discussione al prossimo 4 giugno. Per gli altri tre imputati, invece, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. La relativa udienza ĆØ stata fissata per il 7 luglio, data in cui arriverĆ  anche la sentenza per Di Stefano, cosƬ da evitare eventuali incompatibilitĆ  del giudice.

L’inchiesta era scattata nel febbraio del 2025 a seguito di un’operazione condotta dai carabinieri della compagnia di Castel di Sangro, diretti dal capitano Giuseppe Testa, e dalla guardia di finanza di Sulmona, comandata dal capitano Cecilia Tangredi. A coordinare le indagini il procuratore della Repubblica Luciano D’Angelo.

Al centro dell’indagine c’è un edificio in fase di realizzazione sull’area che in passato ospitava l’ex asilo del paese. L’immobile era stato posto sotto sequestro con l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva.

Nel registro degli indagati erano finiti il titolare della ditta esecutrice, 39 anni, il progettista strutturale di 63 anni, il progettista architettonico di 77 anni e il direttore dei lavori di 36 anni.

Secondo la ricostruzione della Procura, i quattro imputati stavano realizzando un complesso edilizio composto da numerose unitĆ  abitative su un terreno privo della necessaria destinazione urbanistica, rendendo l’intervento non conforme alle norme vigenti.

Sempre secondo l’accusa, il terreno, originariamente destinato a edificio scolastico, sarebbe stato frazionato per consentire la costruzione di 28 abitazioni e 40 box auto interrati, ottenendo permessi di costruire per opere di demolizione e ricostruzione con cambio di destinazione d’uso, in un’area sottoposta a vincoli urbanistici e paesaggistici.

Gli appartamenti sarebbero stati messi in vendita a circa 300mila euro ciascuno. Per almeno una quindicina di unitĆ  immobiliari gli acquirenti avevano giĆ  sottoscritto compromessi versando anticipi da 10mila euro.

Gli imputati, assistiti dai rispettivi legali, sono pronti a respingere tutte le accuse e a chiarire la propria posizione davanti al giudice.

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