LA GIURISTA MICHELA SCAFETTA: COMUNICAZIONE NON RICHIESTA AI CRIMINOLOGI DA TASTIERA
di Michela Scafetta*
Coloro che nelle ultime ore hanno trasformato il proprio profilo social in una succursale della Procura della Repubblica, commentando con assoluta certezza le ānuove prove decisiveā sul caso Garlasco ā e stabilendo colpevoli, moventi e condanne tra un reel e un caffĆØ ā sono invitati a valutare seriamente il passaggio a un più consono percorso di studi in āInvestigazione Creativa e Discipline da Banconeā.
Tra gli insegnamenti principali:
ā Analisi comparata del āsecondo meā;
ā Tecniche avanzate di processo mediatico;
ā Procedura penale applicata ai podcast;
ā Laboratorio pratico di condanne formulate senza aver letto un atto.
Vale la pena ricordare una cosa molto semplice: la prova non nasce in televisione, non si costruisce nei salotti pomeridiani e non si certifica a colpi di post indignati o titoli sensazionalistici.
La prova si forma nel processo.
Con regole precise.
Con garanzie.
Con contraddittorio.
Con atti veri, non con le suggestioni.
E invece assistiamo ogni giorno a una continua trasformazione della cronaca nera in intrattenimento collettivo, dove chiunque si sente improvvisamente criminologo, genetista, magistrato e giudice della Cassazione nel tempo di una story Instagram.
Il problema non ĆØ discutere dei casi giudiziari.
Il problema ĆØ farlo senza metodo, senza studio e soprattutto senza comprendere il peso delle parole quando si parla della vita delle persone.
Il diritto non ĆØ una tifoseria.
E il processo non ĆØ un reality.
Abbiate rispetto per la complessitĆ delle indagini, per la tecnica processuale e per il significato stesso della parola āprovaā.
Perché confondere il diritto con il bar sport è il modo più veloce per distruggere cultura giuridica e senso critico.
E, sinceramente, di opinionisti improvvisati ne abbiamo giĆ abbastanza.
Con immutata stima per gli esperti di tutto,
un caro saluto.
*Giurista




