I NUMERI (MARXISTI?) CHE RIGUARDANO L’AQUILA E GLI “SQUADRISTI” DELL’OFFESA E DELL’INGIURIA PER CHI GIORNALISTICAMENTE LI RICHIAMA
L’AQUILA – L’Aquila che muore (nove anni di governo Biondi) è uno dei capitoli più letti e commentati del famoso Manifesto del Comunismo di Karl Marx e Friedrich Engels. A leggere i commenti social su ogni tipo di articolo che pone problemi sulla realtà cittadina, sembra proprio così. I numeri, quei numeri che provengono da cellule comuniste ben note (Inail, Inps, Sed comunale e Istat), rappresentano per gli squadristi dell’offesa un’onta contro la cosiddetta fiorente “Aquilanità”. L’Istat ci dice che il Comune dell’Aquila non arriva a 70.000 abitanti di cui oltre 7 mila sono “stranieri”. In città (fonte Servizio elaborazione dati del Comune), vivono poco più di 6mila persone (quanti ne conta un condominio della vicina Roma). I giovani aquilani emigrano in cerca di lavoro che in città manca (Fonte Istat), e l’età media della popolazione ha raggiunto per vecchiaia livelli record su scala nazionale (sempre da fonti Istat). In provincia gli incidenti sul lavoro mortali e non, sono da record nazionale (fonte Inail); mentre il Ponte di Belvedere di ben 40 metri lineari è lì da anni senza che si veda la fine dei lavori per la sua riapertura (fonte: gli occhi di tutti coloro che transitano lungo via XX Settembre); mentre i semafori d’occasione per lavori, lungo la stessa via, compaiono e scompaiono un mese sì e l’altro pure. La città è citata insieme alla polenta di Tornimparte nel Guinness dei primati per il numero di rotonde lungo 50 metri di strada: ben due, una ogni 25 metri (fonte: il buon senso). Le saracinesche dei negozi si abbassano per non rialzarsi più (fonte: basta farsi un giro per la città). E quella piazza vuota è l’emblema che staglia dai dati delle note agenzie e istituti di ideologia marxista. Ma forse gli “squadristi” dell’offesa qualche ragione ce l’hanno ad attaccare e indicare al pubblico linciaggio quei giornalisti che questi dati li pubblicano e li commentano. La loro ragione risiede nella difesa della grande festa delle feste: la “Sant’Agnese della Maldicenza”. Senza maldicenza che città capoluogo di Regione e città capitale della cultura sarebbe la nostra Aquiletta?




