Cronaca AvezzanoCronaca L'AquilaCulturaHomeIn-Evidenza AvezzanoIn-Evidenza L'Aquila

HANTAVIRUS DEI TOPI: IL LUPO CHE ALLENTA LA CATENA

di Marco ZambianchiĀ 
PARMA – Questo ĆØ un virus che se ne sta nascosto tra i topi, pronto a saltare fuori come un predatore silenzioso che aspetta solo che abbassiamo la guardia. L’Hantavirus ĆØ esattamente cosƬ: un nemico che non corre per le strade come il SARS-CoV-2, ma che colpisce in modo feroce quando riesce a entrare in casa nostra attraverso polvere, aria contaminata dalle feci o urina dei roditori.
Mentre la COVID-19 si ĆØ diffusa come un incendio estivo che nessuno riusciva a fermare, passando da una persona all’altra con una facilitĆ  spaventosa, l’Hantavirus quasi non sa viaggiare tra noi umani. La trasmissione da uomo a uomo ĆØ rara, quasi inesistente nella maggior parte dei casi. ƈ come un assassino che sa uccidere benissimo, ma non ha le gambe per inseguirci tutti quanti.
Pensate ai numeri, che fanno gelare il sangue: quando l’Hantavirus ti prende, specialmente nella forma polmonare, la mortalitĆ  può arrivare al 30-50% dei casi, un tasso spaventoso, come se su due o tre persone infette una non ce la facesse. Il SARS-CoV-2, invece, ha avuto una letalitĆ  molto più bassa, intorno all’1-2% nei primi tempi e ancora inferiore oggi grazie a vaccini e varianti. Eppure la COVID-19 ha fatto milioni di morti proprio perchĆ© si diffondeva con un R0 di 2,5-3 o più, moltiplicandosi come un virus impazzito in una cittĆ  affollata. L’Hantavirus ha un R0 umano vicino allo zero nella stragrande maggioranza dei contesti: non riesce a creare catene sostenute di contagio.
Oggi però c’è qualcosa che mi preoccupa davvero tanto. Sulla nave da crociera MV Hondius, un’imbarcazione olandese con oltre 140 persone a bordo partita dall’Argentina, si ĆØ verificato un cluster di casi di Hantavirus con tre morti e diversi malati. L’OMS ha confermato che si tratta del ceppo Andes e ha dichiarato che, tra contatti stretti come coniugi o compagni di cabina, potrebbe esserci stata trasmissione interumana.
ƈ proprio questo il motivo di maggiore inquietudine in questo momento: vedere un virus che di solito resta incatenato ai roditori mostrare di nuovo la sua capacitĆ , seppur limitata, di passare da persona a persona in un ambiente chiuso come una nave. Questo non trasforma ancora l’Hantavirus in un pericolo pandemico globale, ma ĆØ come se quel lupo feroce avesse allentato un po’ la catena: abbastanza da farci trattenere il respiro.
L’OMS valuta il rischio per la popolazione generale come basso e finora non ci sono stati nuovi contagi diffusi fuori dalla nave, ma il solo fatto che stia accadendo in alto mare, con un ceppo noto per questa rara capacitĆ , ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio. ƈ un campanello d’allarme che suona forte, anche se non ancora a sirene spiegate.
l’OMS ha annunciato di aver avviato le procedure per rintracciare i passeggeri del volo con cui la passeggera olandese, infetta da Hantavirus, ĆØ stata evacuata dall’isola di Sant’Elena a Johannesburg, in Sudafrica, dove ĆØ deceduta in ospedale. Secondo l’OMS, la donna olandese di 69 anni, il cui marito di 70 anni ĆØ morto a bordo della nave, ĆØ sbarcata a Sant’Elena il 24 aprile ā€œcon sintomi gastrointestinaliā€ e si ĆØ poi imbarcata il giorno successivo per Johannesburg. ƈ deceduta il 26 aprile e la sua infezione da Hantavirus ĆØ stata confermata ieri. ā€œĆˆ stata avviata una ricerca per rintracciare i passeggeri di questo volo”, precisa l’OMS.
Oggi, nel 2026, l’idea che l’Hantavirus possa scatenare una pandemia globale simile alla COVID-19 resta scientificamente poco probabile, ma questo episodio sulla MV Hondius mi lascia una sensazione di inquietudine più profonda del solito. I cambiamenti climatici, la deforestazione e l’aumento dei roditori potrebbero creare più occasioni di contatto e se un giorno il virus mutasse diventando più contagioso, allora sƬ che ci troveremmo davanti a un incubo vero.
Per fortuna, con la tecnologia dei vaccini a mRNA siamo molto più veloci di una volta. Per la COVID-19 ci abbiamo messo poco più di dieci mesi dal genoma al vaccino. Per l’Hantavirus, se domani decidessimo di correre come abbiamo fatto allora, con soldi e volontĆ  politica, potremmo avere un candidato pronto per i trial in pochi mesi e un vaccino utilizzabile in uno o due anni al massimo. La piattaforma mRNA ĆØ come avere un kit di emergenza giĆ  montato: basta inserire il ā€œcodiceā€ giusto del virus e parte.
Però resta quella sensazione di inquietudine. L’Hantavirus ci ricorda che la natura tiene ancora molte carte nascoste, e che basta un piccolo salto da animale a uomo – o un contatto stretto in un luogo chiuso – in un mondo sempre più compresso, per farci tremare di nuovo. Dobbiamo tenere gli occhi aperti, controllare i roditori, pulire bene i posti a rischio, monitorare attentamente episodi come quello della MV Hondius e sostenere la ricerca: perchĆ© anche un pericolo raro, quando ĆØ cosƬ spietato e mostra segni di trasmissione umana, merita tutta la nostra preoccupazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĆ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *