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CIO’ CHE E’ UTILE SAPERE. DISINFETTANTI: LA GUERRA SPIETATA AI MICROBI

di Marco Zambianchi*
PARMA – In Italia, i disinfettanti che spopolano nelle case, negli ospedali e nei supermercati sono soprattutto l’alcol etilico (quello delle salviette o del gel), la candeggina tipo Amuchina o Ace, la clorexidina, il Betadine (lo iodio marrone) e l’acqua ossigenata. Sono i campioni delle vendite perchĆ© funzionano, costano poco e li trovi ovunque.
Immaginate l’alcol etilico come un ubriacone scatenato: arriva, scombina tutte le proteine dei batteri come se fossero mobili di IKEA montati male, scioglie i grassi delle loro membrane cellulari come burro nella padella calda e zac, i microbi si squagliano. Funziona alla grande sulla pelle pulita, sui tavoli lisci e contro virus con il cappottino lipidico (tipo influenza o COVID-19), ma contro le spore ĆØ come mandare un ubriaco a combattere un carro armato: poca roba.
La candeggina invece ĆØ la Terminator ossidante: libera l’acido ipocloroso che entra nelle cellule come un ninja e brucia tutto quello che trova, soprattutto i gruppetti sulfidrilici delle proteine vitali. ƈ una bestia: ammazza batteri, virus, funghi e pure le spore se la lasci agire abbastanza. Perfetta per pavimenti, bagni e superfici dure.
La clorexidina ĆØ più una guardia del corpo appiccicosa: si attacca alla pelle o alla ferita con una carica elettrica positiva e buca le membrane dei batteri come un vampiro, facendogli perdere tutto il contenuto. Ha pure l’effetto residuo, tipo ā€œresto qui a fare la sentinella per un poā€™ā€.
Il Betadine ĆØ il vecchio saggio con lo iodio: libera iodio libero che ossida e incasina proteine e DNA come un hacker che riscrive il codice di tutto. Buono su ferite e pelle.
L’acqua ossigenata fa la schiuma da cheerleader: produce radicali ossidanti che fanno buchi ovunque e per di più pulisce meccanicamente con le bollicine. Divertente da vedere, utile sulle ferite.
Ora, una cosa fondamentale: prima di disinfettare bisogna sempre pulire. Soprattutto con i tipi ossidanti tipo candeggina, perossido o biossido di cloro. ƈ come mandare i pompieri a spegnere un incendio ma prima averci buttato sopra due camion di legna e benzina: l’ossidante si consuma tutto con lo sporco, il sangue e il pus e ai batteri veri arriva più niente. La pulizia ĆØ il buttafuori che sgombera la pista, cosƬ il disinfettante può ballare solo con i cattivi rimasti.
E poi c’è il famoso tempo di contatto: non ĆØ che spruzzi e scappi. Devi lasciare la roba bagnata per il tempo giusto, altrimenti ĆØ come mettere la salsa sul piatto e toglierla subito: i microbi manco se ne accorgono. Trenta secondi per l’alcol, qualche minuto per la candeggina. Se evapora prima, hai solo sprecato prodotto e fatto teatro.
Per l’acqua potabile, il biossido di cloro ĆØ una rockstar: ossida i microbi in modo più selettivo del cloro normale, spacca pure i biofilm (quelle cittĆ  fortificate di batteri) e fa meno schifezze cancerogene dette THM. Però ĆØ un gas pazzo che non sta fermo: si decompone in fretta, quindi lo devi cucinare fresco sul posto con macchinette, come un caffĆØ espresso al momento. Non si può imbottigliare e conservare.
Infine c’è la ā€œcloro richiestaā€ (o oxidant demand): ĆØ quanta roba sporca c’è nell’acqua che si mangia il disinfettante. Tipo se inviti a cena un amico che mangia come un lupo: devi calcolare quanta pasta preparare prima di averne un po’ anche per te. Si misura quanta dose serve per lasciare un residuo utile che continui a proteggere l’acqua fino al rubinetto di casa.
Insomma, disinfettare non ĆØ magia, ĆØ chimica con un po’ di strategia: pulisci, metti il killer giusto, lascialo lavorare in pace e vinci la guerra contro i microrganismi. E ricordate: leggete sempre le istruzioni, non esagerate e, per le ferite serie, chiamate il medico invece di improvvisare da scienziati pazzi!

*Microbiologo UniversitĆ  di Parma

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