TRE MESI SENZA STIPENDIO: A PRATOLA SCOPPIA LA RIVOLTA DEI MURATORI EGIZIANI
Hanno lavorato quando il calendario imponeva il riposo, hanno faticato di domenica e persino durante la Festa dei Lavoratori. Eppure, per venti operai egiziani impiegati nei cantieri di Pratola Peligna, la festa si ĆØ trasformata in un amaro paradosso: tre mesi senza stipendio.
Ieri mattina, la rabbia silenziosa di questi giovani ā tutti di etĆ compresa tra i 19 e i 31 anni ā ĆØ uscita dai confini dei ponteggi per invadere il cuore della cittadina. Una protesta pacifica, ma visivamente d’impatto, che ha visto i lavoratori radunarsi prima sulle scale del Santuario della Madonna della Libera per poi scendere in piazza, con i caschi protettivi ancora in testa, simbolo di un lavoro prestato ma mai onorato.
La ditta coinvolta, unāimpresa edile con sede a Roma impegnata in tre diversi cantieri del centro peligno, avrebbe interrotto i pagamenti da un trimestre. Le testimonianze raccolte tra i manifestanti delineano un quadro di sfruttamento e attese vane: “Abbiamo lavorato sempre, anche la domenica e il primo maggio. Ma ora non possiamo più andare avanti senza soldi. Oggi abbiamo detto basta.”
La mobilitazione ha richiamato l’attenzione della Polizia Locale, intervenuta sul posto per identificare i presenti e avviare le verifiche sulla regolaritĆ dei contratti e sulle responsabilitĆ dell’azienda romana. L’obiettivo ĆØ far luce su una situazione che rischia di esasperare gli animi in un territorio giĆ segnato da episodi simili.
L’episodio di Pratola Peligna non ĆØ infatti un caso isolato nella Valle Peligna. La memoria corre subito all’inizio dell’anno, quando a Campo di Giove si sfiorò la tragedia: in quel caso, otto operai salirono sul tetto di un’ex struttura ricettiva, minacciando il suicidio per ottenere le spettanze arretrate.
Se allora fu una protesta estrema “ad alta quota”, oggi quella di Pratola ĆØ una manifestazione di piazza che mette a nudo la fragilitĆ e le ombre che ancora si annidano nel settore dell’edilizia.





Ecco il lavoro sfruttato e le vittime sono sempre le stesse: immigrati e persone in stato di bisogno o vulnerabili, inclusi i giovani o gli stranieri che necessitano del lavoro per il rinnovo del permesso di soggiorno. Una pratica illegale vigliacca che sfrutta le fragilitĆ dei lavoratori e che evade le tasse nella logica governativa di lasciare stare chi vuole fare. Ecco le conseguenze di lasciar fare.
Ć immorale.