SANITA’ MONDIALE E PANDEMIE: ITALIA SOLA NELLA TEMPESTA NON PARTECIPA ALL’ESERCITAZIONE DELL’OMS
di Marco Zambianchi*
PARMA – Il mondo della salute ĆØ come una grande nave che naviga in un mare sempre più agitato: tempeste di virus, cambiamenti climatici, cittĆ affollate e animali che si avvicinano sempre di più a noi. Non ĆØ più una possibilitĆ lontana, ĆØ la nostra realtĆ quotidiana. Eppure, proprio mentre gli esperti di tanti Paesi si riunivano per simulare insieme come affrontare una nuova pandemia ā unāesercitazione importante chiamata Polaris II ā lāItalia ĆØ rimasta a terra, da sola. Ć una scelta che fa venire i brividi, perchĆ© somiglia a decidere di non fare le prove antincendio mentre intorno a noi gli incendi continuano a scoppiare.
Pochi giorni fa una nave da crociera olandese, la MV Hondius, ĆØ diventata un incubo galleggiante: partita dallāArgentina con 150 persone di ogni nazionalitĆ , si ĆØ trasformata in un focolaio di hantavirus, un virus terribile che si nasconde nelle feci e nelle urine dei topi ma che, in certe condizioni, può passare da una persona allāaltra. Tre morti, altri malati gravi con i polmoni che si riempiono dāacqua come spugne impregnate e la paura che si diffonda mentre la nave vaga in mezzo allāoceano in cerca di un porto sicuro.
Pensateci: su una nave chiusa, con aria che circola, gente che mangia insieme, dorme vicina⦠è come se avessimo costruito una piccola città galleggiante perfetta per far crescere i problemi. Il virus ha un periodo di incubazione lunghissimo, fino a otto settimane, quindi puoi stare male molto dopo aver preso il contagio. Le autorità spagnole si stanno preparando al peggio, con piani di isolamento e ospedali pronti, perché un solo caso che scende a terra può accendere un fuoco che si propaga velocemente.
E noi? Restando fuori da queste esercitazioni internazionali, rischiamo di trovarci come chi arriva alla festa quando le luci sono già spente e non sa dove sono le uscite di sicurezza. A breve termine potrebbe significare ritardi nel capire come muoverci se un virus simile arriva in un aeroporto o in un porto italiano: meno coordinamento, meno informazioni fresche, più confusione proprio quando ogni ora conta.
A lungo termine è ancora più preoccupante: è come rifiutarsi di allenarsi con la squadra nazionale e poi pretendere di vincere le Olimpiadi da soli. Perdiamo pratica sui protocolli più aggiornati, sui modi migliori per condividere i dati scientifici, per preparare ospedali, medici e scorte. Diventiamo più fragili, più lenti, più isolati proprio mentre il mondo si collega sempre di più.
La scienza ci dice chiaramente che questi pericoli non rispettano le bandiere. Un virus non chiede il passaporto. Quando proviamo a combatterli insieme ā condividendo conoscenze, esercitandoci fianco a fianco, preparando piani comuni ā le probabilitĆ di uscirne vivi e velocemente aumentano tantissimo. Ć come avere tanti fari accesi nella nebbia invece di uno solo. Invece, quando la politica prende il volante e decide di guidare la scienza, rischi di finire fuori strada: ritardi inutili, conoscenze perse, popolazione più esposta.
Alla fine il messaggio ĆØ semplice e urgente: lottare insieme ĆØ sempre meglio. Restare fuori dalle stanze dove si preparano le difese comuni non ci rende più forti o più liberi, ci rende solo più soli davanti alla prossima onda che arriverĆ . E lāonda, purtroppo, prima o poi arriva. Meglio prepararsi tutti uniti, con la scienza in prima linea e la politica che la ascolta, invece di dettare le regole. La nostra salute, e quella dei nostri figli, dipende da questa scelta.
*Microbiologo UniversitĆ di Parma





