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MAXI OPERAZIONE ANTIMAFIA, TRA LE ACCUSE ANCHE UN SEQUESTRO DI PERSONA AVVENUTO A SULMONA

SULMONA – C’è anche un episodio avvenuto nel cuore della Valle Peligna tra gli elementi ricostruiti nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma che questa mattina ha portato all’arresto di diciotto persone ritenute legate al clan Senese. Tra le contestazioni più gravi emerge infatti il sequestro di persona di un noto professionista di Sulmona, avvenuto nel febbraio del 2021.

Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri nei confronti di indagati residenti tra Roma e la sua provincia. L’indagine, coordinata dalla Dda capitolina e avviata nel maggio 2025, ha permesso di ricostruire l’attività di un’organizzazione criminale dedita all’importazione di ingenti quantitativi di droga dall’estero e alla successiva distribuzione nella Capitale.

Secondo quanto emerso dagli atti, il professionista sulmonese sarebbe stato sequestrato come forma di pressione nei confronti del figlio, un ex latitante di 43 anni, accusato di aver sottratto all’organizzazione circa 200 mila euro destinati all’acquisto di hashish.

L’uomo sarebbe stato prelevato a Sulmona e trasferito in un’abitazione situata al confine tra Abruzzo e Lazio. Qui, sempre secondo l’accusa, gli sarebbe stata puntata una pistola alla testa e sarebbe stato costretto a inviare messaggi al figlio per convincerlo a restituire il denaro sottratto.

All’epoca dei fatti, la scomparsa del professionista aveva generato forte apprensione in città. I familiari avevano denunciato l’accaduto alla polizia e, dopo alcune ore, l’uomo aveva fatto rientro a casa sostenendo di essersi allontanato volontariamente. Solo le successive indagini della Direzione distrettuale antimafia avrebbero consentito di fare luce su quanto realmente accaduto.

Il figlio della vittima, che nel 2021 si trovava in Spagna, è stato nel frattempo condannato a undici anni di reclusione dal tribunale di Sulmona, con sentenza emessa lo scorso novembre.

Le accuse contestate ai diciotto arrestati sono pesantissime: traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, porto abusivo di armi, riciclaggio, tentato omicidio e lesioni personali gravi. Per diversi episodi gli inquirenti contestano anche l’aggravante del metodo mafioso, per le modalità intimidatorie utilizzate e il controllo esercitato su alcune piazze di spaccio della Capitale.

L’operazione rappresenta uno dei più rilevanti interventi degli ultimi mesi contro le organizzazioni criminali attive tra Roma e il centro Italia, facendo emergere collegamenti e dinamiche che hanno coinvolto anche il territorio abruzzese.

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