IL CAMMINO DI CIRO PACE: ARRONE – CESELLI TRA FRANE, PIOGGIA BATTENTE E DOLORE AL GINOCCHIO
QUINTO GIORNO DEL CAMMINO VERSO ASSISI: ARRONE – CESELLI TRA FRANE, PIOGGIA BATTENTE E DOLORE AL GINOCCHIO. (20 KM)
di Mauro Cianfaglione
Il quinto giorno di cammino si è rivelato non solo impegnativo, ma profondamente rivelatore, quasi una prova orchestrata dalla natura stessa per mettere alla prova resistenza, adattamento e determinazione. Partito da Arrone, Ciro ha subito percepito un limite fisico importante: il ginocchio, ancora dolorante per la caduta del giorno precedente – avvenuta mentre cercava di evitare conseguenze ben più gravi a un bambino – non gli permetteva di spingere come al solito. Ogni passo era misurato, ogni appoggio studiato, come se il corpo imponesse una nuova grammatica al suo cammino. Quel rallentamento, inizialmente vissuto come un ostacolo, si è rivelato invece decisivo. Se Ciro avesse mantenuto il suo ritmo abituale, si sarebbe trovato esattamente nel punto in cui, poco prima, una frana violenta è precipitata dal pendio, riversandosi sulla strada e inghiottendone un tratto. Terra, pietre, detriti: una massa improvvisa e inarrestabile. È difficile non soffermarsi su questa coincidenza. Chiamarla caso, destino o semplice concatenazione di eventi poco importa: resta il fatto che quel dolore, quel limite, ha segnato una distanza temporale sufficiente a evitare il peggio.
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La frana non è stata solo un evento da raccontare, ma un ostacolo concreto da affrontare. Il percorso interrotto ha costretto Ciro a una scelta: fermarsi o reinventare la via. Ha scelto la seconda. Tornando indietro per alcuni chilometri, ha imboccato una strada provinciale, meno suggestiva forse, ma necessaria per proseguire. Un cambiamento di rotta che ha richiesto lucidità e capacità di adattamento, qualità che in giornate come questa diventano fondamentali. A rendere tutto più intenso, è arrivata la pioggia. Non una pioggia leggera e passeggera, ma insistente, continua, capace di penetrare negli abiti, appesantire i passi e mettere alla prova non solo il fisico ma anche la volontà. È proprio sotto quell’acqua battente che sono emerse con forza le capacità condizionali e fisiologiche di Ciro: resistenza, equilibrio, gestione dello sforzo, ma anche tenuta mentale. Camminare per ore in quelle condizioni significa dialogare costantemente con il proprio corpo, accettarne i limiti e allo stesso tempo spingerli un po’ più in là.In mezzo a tutto questo, quasi come un piccolo presidio di umanità nel cuore della difficoltà, è arrivato un pranzo di fortuna. Nulla di preparato, nulla di pianificato: solo ciò che era disponibile in quel momento, consumato con gratitudine e necessità. Quel ristoro improvvisato ha avuto un valore enorme, non solo per l’energia fornita, ma per il significato simbolico: fermarsi, nutrirsi, riprendere fiato e poi rimettersi in cammino, nonostante tutto. Il percorso, pur segnato da imprevisti e fatica, ha comunque regalato scorci di grande bellezza fino a Ceselli, luogo caro ai camminatori per la sua posizione strategica lungo la Via di Francesco, intrecciata con altri itinerari spirituali e naturalistici. Raggiungerlo, dopo una giornata così, ha avuto il sapore di una conquista autentica. E poi, finalmente, la sosta. La doccia calda, il ghiaccio sul ginocchio, piccoli gesti che diventano fondamentali. Ma soprattutto il bucato. Non un dettaglio marginale, bensì un momento concreto di cura e preparazione: lavare gli abiti dopo 20 km sotto la pioggia significa prendersi cura del proprio percorso, garantire continuità al viaggio. Strizzare, stendere, organizzare ciò che servirà l’indomani: anche questo è parte del cammino, forse meno visibile, ma essenziale. Così si conclude questa quinta giornata: tra fragilità e forza, tra imprevisti e capacità di reagire. Una tappa che ha messo in luce quanto il cammino non sia solo distanza da percorrere, ma una continua negoziazione tra corpo, ambiente e volontà.



