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SULMONA, STALKING E MINACCE CON LA PISTOLA: CHIESTO IL PROCESSO PER UN 36ENNE

Una spirale di vessazioni, pedinamenti e violenze fisiche scaturita dall’incapacità di accettare la fine di un legame affettivo. È questo lo scenario delineato dall’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Sulmona che vede protagonista un uomo di 36 anni, di origine albanese e residente in città, accusato di atti persecutori e lesioni personali aggravate ai danni della sua ex compagna, una donna di 46 anni.

Il sostituto procuratore Edoardo Mariotti, titolare del fascicolo, ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per l’imputato. La discussione davanti al giudice per le udienze preliminari (GUP), Irene Giamminonni, è stata fissata per il prossimo 20 ottobre, data in cui si valuterà la solidità dell’impianto accusatorio per l’eventuale apertura del processo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’incubo per la vittima sarebbe iniziato nell’ottobre 2025. Non rassegnandosi alla conclusione della storia d’amore, il 36enne avrebbe dato il via a una persecuzione sistematica, martellando la donna con incessanti messaggi e telefonate moleste.

Dalle molestie telematiche l’uomo sarebbe presto passato alle vie di fatto con episodi di brutale aggressività, avvenuti tra l’altro in presenza della figlia minore della vittima. Il 23 ottobre l’uomo avrebbe afferrato l’ex compagna per un braccio, tentando di costringerla con la forza a salire a bordo della sua auto. Il 26 ottobre in un secondo episodio, l’avrebbe strattonata fino a farla cadere a terra, danneggiando contestualmente il suo telefono cellulare.

A seguito di tali aggressioni, la donna era stata costretta a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona, che le avevano diagnosticato lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.

Il culmine della violenza sarebbe stato raggiunto in un ulteriore episodio, durante il quale l’imputato avrebbe puntato una pistola scacciacani contro la donna. In quell’occasione, l’uomo avrebbe pronunciato minacce agghiaccianti rivolte non solo alla 46enne, ma anche alla figlia e ai loro beni: “Tua figlia è come te. Ora la violento. Vi brucio tutto quello che avete, la macchina e pure il cane”.

Le condotte dell’uomo hanno ingenerato nella donna un perdurante stato d’ansia e un fondato timore per la propria incolumità, costringendola a isolarsi e a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita.

Al 36enne vengono contestate le aggravanti legate alla natura della pregressa relazione affettiva e all’utilizzo di mezzi telematici per perpetrare gli atti persecutori. Sarà ora il tribunale, nell’udienza di ottobre, a stabilire se i gravi elementi raccolti dagli investigatori saranno sufficienti a sostenere un dibattimento processuale.

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