LANDO SCIUBA, UN GALANTUOMO!!
di Luigi Liberatore
Autorevole. Mai autoritario, per indole e non per scelta. Ti accorgi della grandezza di una persona quando non ha bisogno di essere preceduto da titoli. Lando Sciuba era Lando Sciuba, anzi a Sulmona e per la vallata bastava pronunciare solo il nome. Non sindaco, nĆ© avvocato. Bastava dire: Lando. La cittĆ perde un galantuomo nei fatti e nei comportamenti, un democristiano di antica e nobile fattura che per la eleganza richiama un personaggio della letteratura universale, dipinto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel “Gattopardo”: Aimone Chevalley di Monterzuolo. Possiedo di Lui una definizione della morte: “Un traguardo”. Mi colpƬ. Ero giovane, e mica tanto. Me lo disse un giorno mentre lo accompagnavo tra gli anfratti di Pietransieri per il suo racconto dell’eccidio dei “Limmari”. Ć stato un felice scrittore, amabile nelle descrizioniĀ mai frettolosoe come il suo discorrere. Ecco, mi tornano d’improvviso quei suoiĀ modi di esporre i concetti in maniera veloce, affabile e mai banale. Ho pensato negli anni di imitarlo, di afferrarne i pregi per colmare i miei difetti. Era un oratore sui generis. Sono certo che vorrĆ perdonarmi l’uso di una lingua a lui tanto cara: “Sit tibi terra levis”. Ciao, caro Lando.



